«L'EROE ROMANTICO - La Sintesi» la recensione di Rockol

La Sintesi - L'EROE ROMANTICO - la recensione

Recensione del 16 lug 1999

La recensione

Sono uno strano miscuglio, quelli de La Sintesi. Già dalla foto di copertina non sai bene se ti trovi di fronte a un nuovo gruppo velleitar-pop come quelli che tanto andavano a metà degli anni ’80 (“new romantics”) o piuttosto nel mezzo della combriccola devota ai poeti estinti che si riunisce la notte ne “L’attimo fuggente” (“old romantics”). In ogni caso il romanticismo fiorisce su questo album, a partire dal titolo. La Sintesi cita il pop dei Beatles, il rock degli U2 nella sua sfaccettatura new wave, un certo cerebralismo già in dote a Bluvertigo e Soerba – da cui però il gruppo si distacca per una maggiore immediatezza – e sfoggia tutto il suo amore adolescenzial-scolastico per utopie, sogni e orizzonti di gloria. Si parla tanto di disimpegno dei ‘ggiovani’, ma La Sintesi gioca invece carte diverse dal pop-yéyé tanto caro alle nostre radio. Consapevoli del rischio che corrono di sembrare un po’ snob – e d’altra parte l’eroe romantico qualche rischio lo deve pur correre, ed è disposto a correrlo – i quattro ragazzi del gruppo si fanno aiutare da Morgan e dai suoi Bluvertigo nella realizzazione di un lavoro a suo modo onesto, che cerca di mettere insieme l’immediatezza e la leggerezza della forma canzone con contenuti di un certo spessore e rilievo. Le domande e riflessioni esistenziali abbondano, così come gli spunti di poesia, e il mondo artistico del gruppo si mette a nudo con grande innocenza e candore. Al di là del rischio presunzione, controbilanciato da alcuni numeri di grande presa come “L’abbraccio”, “Tempo alle mie voglie”, “Sbalzi d’amore”, “Versoperverso” e “L’eroe romantico”, questo album è come un piccolo germoglio: fragile da poter essere spezzato ma con in sé tutte le potenzialità per crescere, rinforzarsi e trasformarsi in qualcosa di ben più grande. Forse un appunto ulteriore può essere fatto su questa ‘retroversione’ del suono sulle rotte già battute negli anni ’80: andare avanti tornando indietro è riuscito a pochi, nella storia del rock: (forse solo agli U2 di “Achtung Baby”): in compenso molti altri rischiano di lasciarci le penne. Sarà un effetto di fine millennio?
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