«BANDITI - Assalti Frontali» la recensione di Rockol

Assalti Frontali - BANDITI - la recensione

Recensione del 14 lug 1999

La recensione

«Banditi. Esclusi. Irregolari. Senza divisa. Prigionieri. Esiliati. Immigrati. I banditi da un sistema di leggi e da un ordine economico. I banditi sono quelli che sfuggono al potere e lasciano presagire una vita senz’ordine. Dai banditi nasce una nuova umanità, nasce una nuova idea di cittadinanza. Chi è messo al bando ruberà il tempo, i soldi, lo spazio, ruberà la gioia di essere in vita. Essere banditi è anche una condizione di solitudine, un destino che vuole preparazione e disciplina interiore… perché il bandito non ha garanzie e può essere ucciso senza colpa alcuna. Non appartengo al vostro mondo…del vostro mondo niente mi appartiene lecitamente» (Militant A – Assalti Frontali)
Assalti Frontali elogia il banditismo come stile di vita antagonista a priori.
Lo fa con un album denso di parole, immagini, frasi dure come la pietra.
Lo fa con parole che, una volta lette, non possono non affascinare ed emozionare.
Lo fa con parole che, una volta lette, rendono inutile l’ascolto del disco.
Perché se è vero che i testi di questo lavoro, presi a sé, sono eccellenti e vivi, è anche vero che non c’è una base, un groove, un ritmo che significhi qualcosa di più del mero riempitivo.
E allora viene da pensare che il solito male dell’hip hop italiano è lì, sotto questa patina di hardcore destrutturato che non lascia un brivido.
“Banditi” è la prosecuzione musicale del libro “Conflitti che producono banditi”, pubblicato da Militant A per Castelvecchi qualche tempo fa e recensito in modo lusinghiero da Rockol. Però la musica poteva anche non esserci qui, visto che Militant A è sempre più ideologo e sempre meno artista. Il suo assomiglia ormai ad un assalto all’arma bianca compiuto grazie ai mezzi di comunicazione, dove l’importante è ciò che si comunica. E su questo tutti d’accordo. Il problema è che quando si fa un disco, anche il modo con cui si sceglie di comunicare acquista importanza. Altrimenti bastano libri, fax, siti internet, radio pirata, comunicati, interferenze sui TG nazionali. “Banditi” è accompagnato da un libretto/introduzione a cura di Nanni Balestrini e Aldo Nove, e tra le righe si capta una certa preoccupazione per la natura artistica di un lavoro come questo. Il fatto è che Militant A si pone in modo talmente ‘frontale’ da scoraggiare qualsiasi tipo di rimbrotto moralista e sospetta malafede. Se ha scelto di pubblicare “Banditi” con una major come la BMG avrà sicuramente attraversato un periodo di grande perplessità e divisione, e non saremo noi a ricordargli la spinosa questione delle contraddizioni interne al sistema e la controtesi di chi diceva che “c’è chi silenziosamente è entrato dentro al gioco e giorno dopo giorno lo modifica di un poco” (Eugenio Finardi, “Cuba”, anno di grazia 1978). Non è più questa la questione, in un’epoca in cui vale tutto e il contrario di tutto. La questione, assai più semplice, è se questo sia un disco meritevole. E, non ce ne voglia Militant A, “Banditi” non lo è. Ci fotocopieremo i testi, magari, e continueremo a leggerli. Ma la musica da portarsi dietro tutti i giorni è un’altra cosa.
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