«MOTHER - Natalie Maines» la recensione di Rockol

Natalie Maines - MOTHER - la recensione

Recensione del 09 mag 2013 a cura di Gianni Sibilla

La recensione

Classificate “Mother” sotto la categoria: “Album senza speranza in Italia” (e forse anche all’estero). Perché ne parliamo, allora? Perché sarà pure un disco poco "notiziabile", ma è un buon disco di rock.
Natalie Maines è la voce principale delle Dixie Chicks, trio che in America ha avuto un bel po’ di successo e di visibilità: qualcuno ricorderà la sparata contro George W. Bush del 2003 che portò ad un boicotaggio nei loro confronti da parte del reazionario mondo del country rock da cui venivano. Poi arrivò “Take the long way home”, che spostò il trio verso un rock melodico e californiano, e che si portò a casa un bel po’ di Grammy.
Sono passati 7 anni senza un’uscita discografica del gruppo. Ed eccoci a questo disco solista della Maines: nuovo look, nuova musica, almeno in parte. Ma “Senza speranza”, dicevamo: leggete in fila “il primo disco solista di una cantante di un gruppo country rock femminile”. Se vi scappa un “chissene” non vi biasimiamo.
Invece “Mother” è un buon disco di rock femminile, da mettere di fianco a Sheryl Crow nello scaffale.



La cosa più bella è la prima canzone: “Without you”, brano dal disco per voce e ukulele di Eddie Vedder trasformata in un bel brano rock (decisamente alla Pearl Jam). Un po’ meno convincente la cover di “Lover you should’ve come over” di Jeff Buckley. Dignitosa quella di “Mother” dei Pink Floyd e bella quella di “I’d run away” dei Jayhawks. Forse è proprio quest’ultimo il genere che si addice di più alla Maines, un rock solare e vocale - anche se è comprensibile che, per distanziarsi un po’ dal suo gruppo vada alla ricerca di cose più rock tipo “Silver bell” o “Trained”, con la presenza di Ben Harper. Il cantautore, assieme a Eddie Vedder, è uno dei grandi mentori della Maines: ha coprodotto l’album, compare in diversi brani.
Insomma: alla fine un onesto disco rock; nulla di più ma neanche nulla di meno. Un disco che si perderà in mezzo alle ennemila cose più fighette o in mezzo ai dischi/artisti che fanno notizia per qualche altro motivo. Ma se vi piace il genere, vale ben più di un ascolto.
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