«UN LEGGERISSIMO DISTURBO DA PANICO - Sushi» la recensione di Rockol

Sushi - UN LEGGERISSIMO DISTURBO DA PANICO - la recensione

Recensione del 05 lug 1999

La recensione

A essere onesti la prima volta che li si ascolta si butterebbe il cd dalla finestra, tanto sono irritanti. Lei con quella vocetta lunare yè-yè tanto di moda nelle vocalist nostrane (la chiamano “sindrome di Mara Redeghieri cronica”), a berciare sui soliti testi annoiati e noiosi da adolescenti tipo “quanto sto bene in cameretta mia” oppure “ non riesco a concentrarmi”, “non voglio pensare” ecc… La musica, sotto, sembra un poppettino che nei migliori momenti ricorda i Madreblu. Eppure, in questo scenario tragicomico, succede pur sempre qualcosa: e cioè che qualche canzone sembra bella, di un’altra pasta rispetto alle altre, e comunque in qualche modo non sentita. Intendiamoci, i Sushi stanno ai loro tempi come – se tutto gli va bene – Rita Pavone con “Alla mia età…” stava ai suoi, nel senso che il tema è il più classico : “ecco cosa mi passa per la testa”, tema a piacere, svolgimento libero con in agguato la famosa attenuante “e se ti dicessi che sto scherzando?”. Però, lontani dall’acid way of thinking del pueblo discotecaro e dai dilemmi esistenziali del nostro rock più inquieto, i Sushi lasciano filtrare immagini e sensazioni sorrette da una vocetta piccola piccola, che finisce per accucciarsi da qualche parte e stare lì, a guardarti. Così “Mi spiace ma”, “Se”, “Sto scherzando” e “La mia cameretta”, quest’ultimo un ottimo esempio di quell’elettropop che viene dichiarato come genere di riferimento, alla fine funzionano. Insomma, un po’ come la bambola assassina dei più tipici film horror, vi fermerete ad ascoltare i Sushi incantati oppure fuggirete da loro inorriditi. Però prima date una scorsa ai testi: di certo il loro album è assai contemporaneo, e sarà capace di entrare nelle camerette dei coetanei e di ballarci dentro con estrema facilità. Per il resto si vedrà…
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