«LOOKING 4 MYSELF - Usher» la recensione di Rockol

Usher - LOOKING 4 MYSELF - la recensione

Recensione del 18 giu 2012 a cura di Alessandra Zacchino

La recensione

Usher è tornato. Il cantante del Tennessee vive un momento di sana rinascita artistica e di tormenti personali (è in atto una dura battaglia con l’ex moglie per l’affidamento dei due figli) che lo portano a cercare nuovi orizzonti. Già due anni fa aveva annunciato di voler fare un disco diverso e rivoluzionario. “Revolutionary pop” lo aveva definito e di certo collaborare con David Guetta per la canzone “Without you”, gli ha aperto un mare di nuove possibilità musicali. Non è un caso quindi che, oltre ai soliti noti produttori come Rico Love, will.i.am e Pharrell, siano stati ingaggiati nomi come Swedish House Mafia e Alesso.
“Looking 4 myself” si apre con “Can’t stop won’t stop”, prevedibile numero alla will.i.am che prende in prestito “Uptown girl” di Billy Joel, ma ha il merito d’illustrare da subito la versatilità di Usher. Il titolo dell’album può far pensare ad una crisi esistenziale, ma appare ben presto chiaro che in realtà il cantante è alla ricerca delle mille sfaccettature della sua identità artistica. In effetti, lo si evince già dall’impetuosa “Scream” che Usher ha in mente qualcosa in più che solo cavalcare l’onda della “Euro-dance”. Grazie al potere delle sue corde vocali, l’artista è in grado di offrire pregevoli performance che marcano il suo nuovo territorio musicale. Si avvale della sapienza del team Swedish House Mafia (nelle canzoni “Numb” e “Euphoria”), ma non trascura la sua innata propensione per la sensualità (“Climax” prodotta da Diplo) o l’amore per la old school (“Sins of my father” prodotta da Salaam Remi). In verità, non si ravvisa nessun elemento realmente rivoluzionario che possa passare alla storia. Tuttavia Usher sembra aver imboccato un più preciso percorso, quello che rammenta al mondo di non essere solo un balladeer. In effetti prima del proliferare dei vari Rihanna, Lady Gaga e la più recente versione di Chris-Brown, Usher aveva dominato il mondo con quella hit davvero innovativa che era “Yeah!”, ma anche “Caught up” e “OMG”.
“Looking 4 myself” ha i numeri giusti per un’evoluzione più che una rivoluzione. C’è “Show me” prodotta da Danja, ma c’è anche il genio di Pharrell in “Twisted” e la sorprendente collaborazione con Luke Steele (Empire of The Sun) nella title track. Usher avrebbe potuto adagiarsi sugli allori del precedente “RAYMOND-V-RAYMOND", ma preferisce rischiare e rimettersi in gioco.
E’ un perfetto interprete del suo tempo questo “Looking 4 myself”, impregnato di quelle sonorità che ormai spopolano e che rendono sempre più difficoltoso relegare in una specifica categoria le nuove produzioni musicali.
Usher è tornato. Non ha però iniziato una rivoluzione. Ma una metamorfosi.

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