«FOLLOWING SEA - dEUS» la recensione di Rockol

dEUS - FOLLOWING SEA - la recensione

Recensione del 18 giu 2012 a cura di Ercole Gentile

La recensione

I dEUS ci avevano fino ad oggi abituati ad almeno tre anni di distanza tra un disco e l'altro. Avere la sincera convinzione di realizzare un buon album e la cura maniacale dei dettagli sono sempre state importanti caratteristiche del lavoro di Tom Barman e soci.
Quando lo scorso 1 giugno la formazione belga ha reso disponibile senza alcun preavviso un nuovo disco di inediti intitolato “Following sea”, l'effetto sorpresa è stato grande. Già, perchè dal precedente “Keep you close” sono trascorsi solo nove mesi e poi fino ad oggi i dEUS avevano seguito un percorso promozionale più tradizionale, annunciando i nuovi album sempre con alcuni mesi di anticipo.
“C’erano alcune canzoni che non volevamo perdere, che non volevamo stessero a prendere polvere su uno scaffale per quattro anni, e abbiamo deciso di cambiare il nostro solito modo di lavorare, di fare meno i ‘ preziosi’, finendo i brani velocemente per renderli disponibili al pubblico e dimostrare che non abbiamo bisogno per forza di anni per comporre buoni pezzi. E’ il fottuto 2012, l’idea di aspettare mesi prima di pubblicare qualcosa è così fuori moda.” ha dichiarato Tom Barman presentando il settimo capitolo discografico. Raramente i dEUS hanno 'bucato' per intero un lavoro, ma dopo i primi tre incredibili dischi (“Worst case scenario”, “In a bar, under the sea” e “The ideal crash”), album come “Pocket revolution” e “Vantage point” non possedevano sicuramente la medesima magia (seppur restando su uno standard di alto livello), mentre l'ultimo “Keep you close” era risultato a sua volta migliore dei due precedenti, riportando la band di Anversa (quasi) ai fasti del passato.
“Following sea”, titolo che prende spunto dai numerosi riferimenti al mare ed ai navigatori presenti nei testi, è un lavoro meno oscuro rispetto al predecessore e parte subito con una bella sorpresa: “Quatre mains” è infatti la prima canzone in francese mai pubblicata dai dEUS ed è un pezzo che non ti molla, tirato, veloce e misterioso, nato da una 'furiosa' jam session in studio. Sulla stessa onda troviamo i sei minuti dell'ottima “Hidden wounds”, tra sfumature elettriche anni Settanta ed uno speaking word che riprende integralmente alcuni stralci di un articolo del Guardian sul disturbo post-traumatico da stress dei soldati; “The give up Gene” con il suo cupo retrogusto electro-funk ed un testo sul naufragio della Costa Concordia visto con gli occhi dei passeggeri e con quelli del capitano Schettino; infine “Fire up the Google beast algorithm”, brano tirato e quasi improvvisato, con chiare influenze alla Pixies.
Ma, si diceva, “Following sea” è anche un disco più leggero ed a dimostrarlo ci sono “Sirens” (uscito dalle stesse sessions di “Keep you close”), “Girls keep drinking”, “The soft fall” (dedicata alle spiagge del Portogallo) e “Crazy about you”, episodi nei quali emerge un pop di qualità, suoni caldi, testi divertenti e senza pretese. Menzione a parte meritano invece “Nothings” e “One thing about waves”: la prima (che ricorda le atmosfere di “The ideal crash”) è una ballata elettrica di due minuti e mezzo, malinconica e sognante, semplice e da pelle d'oca; la seconda è la chiusura perfetta del disco, un pezzo che è la summa di ciò che ha reso grandi i dEUS, con i loro cambi di tempo, le esplosioni di chitarra, le frenate improvvise e la calda voce di Barman.
Insomma, dopo l'ottimo “Keep you close” la formazione belga ha deciso di alleggerire un po' il discorso e di prendere le cose con più tranquillità, riuscendo a realizzare un disco discreto, con tre perle e sette buone canzoni. “Following sea” non è di certo un capolavoro, ma ancora una volta i belgi non hanno preso un granchio. E poi forse è meglio mettersi il cuore in pace: possiamo continuare piacevolmente a seguire i dEUS nel loro mare, ma quell'incredibile bar negli abissi in cui ci portarono nel 1996 non esiste più.

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