«PINK FRIDAY: ROMAN RELOADED - Nicki Minaj» la recensione di Rockol

Nicki Minaj - PINK FRIDAY: ROMAN RELOADED - la recensione

Recensione del 02 apr 2012 a cura di Alessandra Zacchino

La recensione

Nicki Minaj è un personaggio pittoresco. Il suo arrivo sulla scena hip hop qualche anno fa aveva fatto gridare al miracolo, ma è stato ben presto chiaro che la rapper non aveva nessuna intenzione di restare relegata in un genere di nicchia. Prendendo spunto dalle varie Lil’ Kim (sua acerrima nemica), Madonna e Lady Gaga, la Minaj ha calcato sempre più la mano su un’immagine sexy e stravagante, cercando continuamente di stupire e magari creare qualche polemica. Musicalmente, tra i suoi molti “featuring”, si è aperta varchi importanti nell’area pop e si è assicurata in tempi recenti la presenza in “Give me all your luvin” di Madonna e “Turn me on” di David-Guetta. Così Nicki ha allargato i suoi orizzonti e anche la sua fanbase.
Sono passati due anni dal debutto con l’album “PINK FRIDAY” e da allora molte cose sono cambiate. Già il primo singolo “Starship” da “Roman reloaded” ha delineato il deciso dirottamento verso il pop per l’artista, subito premiata con i migliori piazzamenti nelle classifiche internazionali della sua breve ma intensa carriera.
La prima parte di “Pink Friday: roman reloaded” evidenzia la posizione di rilievo nella scena hip hop che la Minaj si è guadagnata: la sua reputazione è così solida da permetterle di tenere testa ai suoi colleghi maschi. E non sono pochi. Drake , Nas e Young Jeezy in “Champion”; Rick Ross e Cam’ron in“I am your leader”; Lil’-Wayne e Bobby Valentino in “Sex in the lounge”; Beenie Man in “Gun shot”. Le canzoni proposte vanno dalla sincopata stile Missy Elliot di “Roman holiday”, alle atmosfere decisamente r&b di “Right by my side” con Chris Brown (che a dire il vero ricorda “No air” che quest’ultimo ha realizzato tempo fa con Jordin Sparks), passando per un po’ d’introspezione come accade in “Marilyn Monroe” e chiari ammiccamenti alla cosiddetta euro-dance come in “Automatic”, “Whip it” e “Pound the alarm”.
In “Roman reloaded” la confusione però regna sovrana. Seppur volutamente diviso a metà per accontentare sia i suoi fans della prima ora e quelli (ben più numerosi) arrivati dopo, l’album porta avanti la sua missione di essere dappertutto. Di certo, ha il potenziale per consacrare il personaggio di Nicki Minaj a livello internazionale, ma la sua sempre più evidente sensibilità “unz unz” e i suoi pubblici eccessi, rischiano di far storcere i nasi di quanti la vorrebbero più “street”. Alla fine, Nicki è proprio quello che si ascolta in questo disco: una personalità variegata, complicata e spesso eccessiva. C’è lei, c’è il suo alter ego Roman Zolaski. C’è spazio per il rap e per il canto. C’è soprattutto quello che possiamo ribattezzare “Hip pop”. D’altronde lo ha dichiarato lei stessa di recente: “Non m’importa di quello che pensate di me. ‘Roman reloaded’ cambierà la cultura pop e hip hop”. A questo punto, le priorità di Nicki sono piuttosto evidenti. Una mossa che può farle conquistare il mondo, ma perdere l’anima.

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