Recensioni / 28 set 2011

Nirvana - NEVERMIND - DELUXE EDITION - la recensione

Recensione di Ercole Gentile
NEVERMIND - DELUXE EDITION
Universal (CDx4)
Spesso la forza di un disco si evince quando questo riesce a far breccia in diversi strati sociali: dall'operaio di provincia al figlio ribelle d buona famiglia, passando per artistoidi e squattrinati. E' questo che contraddistingue, probabilmente, un grande album da un lavoro il cui nome rimarrà per sempre impresso nella storia.
“Nevermind” dei Nirvana è nella storia. Venti anni dopo la sua uscita, il 24 settembre 1991, questa affermazione non è un azzardo. Che ancora oggi migliaia di teenager scoprano il rock alternativo, grazie a questo trio di Seattle capitanato dalla voce sanguinante di Kurt Cobain, è un dato di fatto. Che su dodici canzoni che compongono la tracklist del disco almeno la metà possano essere riconosciute da qualsiasi amante del genere è altresì certo. La sua copertina è indelebile: il piccolo Spencer Elden all'età di 4 mesi, ritratto in una piscina mentre abbocca ad un'esca da un dollaro. Quella foto di Kirk Weddle venne pagata alla famiglia Elden 150 dollari: nessuna poteva immaginare sarebbe diventate una delle immagini simbolo del grunge, del rock, forse della musica.
“Nevermind” fu il primo album dei Nirvana stampato per la Geffen (dove arrivarono anche grazie ai Sonic Youth), dopo i buoni riscontri riscossi con il debutto “Bleach”: l'obiettivo era vendere 250.000 copie, nel gennaio del 1992 il disco scalzò dalla prima posizione delle classifiche di vendita americane un certo “Dangerous” di Michael Jackson e ad oggi ne sono stati venduti oltre 30 milioni in tutto il mondo. “Nevermind” fu anche il primo lavoro registrato con Dave Grohl (proveniente dai punk-hardcore Scream) alla batteria, un personaggio che saprà poi riciclarsi al meglio anche dopo la fine dei Nirvana, con i Foo Fighters e altro.
La nascita di “Nevermind” fu piuttosto tormentata, Cobain e soci volevano assolutamente che a produrre il disco fosse Butch Vig, uno che fino ad allora aveva prodotto solo band di nicchia e “Gish”, il debut album degli Smashing Pumpkins. Quindi registrarono prima con lui nel suo studio nel Wisconsin, per poi finire i lavori tra il mese di maggio e giugno del 1991 ai Sound City Studios, nei dintorni di Los Angeles.
“Nevermind” inizia con quella canzone che è il simbolo del grunge, degli anni Novanta, forse di una generazione. “Smells like teen spirits”, la sua violenza punk, un riff di chitarra, la struttura pop, per un testo che rappresenta il malessere neanche tanto celato di Kurt Cobain e di milioni di giovani che come lui si sentivano ultimi, incazzati e senza futuro. Una merda, insomma. “Sono il peggiore in ciò che mi riesce meglio e per questo dono mi sento benedetto” e ancora “Con le luci spente è meno pericoloso. Siamo qui ora, intratteneci. Mi sento stupido e contagioso. Un mulatto. Un albino. Una zanzara. La mia libidine. Un rifiuto”. Fu il primo singolo e fu l'inizio del fenomeno a livello planetario, il grunge sbarcò su Mtv, i giovani iniziarono ad indossare jeans strappati e camicie di flanella.
“In bloom”, seconda traccia del disco, fu invece il terzo singolo. Anche qui riff di chitarra punk-rock, la voce rauca di Kurt, ritornello, testo polemico (“Sell the kids for food”) ed un video, divertente e incazzoso allo stesso tempo, che contribuì ad aumentare l'esplosione dei Nirvana. “Come as you are” è una delle prime canzoni che al giorno d'oggi si imparano con la chitarra, melodia ed un riff di basso semplicissimo (e come tutte le cose semplici, geniale). “Breed”, “Drain you” (con il suo intramezzo noise ispirato ai fratelli maggiori Sonic Youth), “Stay away” (“Stay away, God is gay”) e soprattutto “Territorial pissing” sono un pugno nello stomaco, incazzato, doloroso e senza regole. Leggendaria l'esecuzione incendiaria di quest'ultimo brano al “Saturday Night Live” nel 1992 (visibile qui http://www.youtube.com/watch?v=9S2JQOvIe4g), dove Cobain trafigge un amplificatore con la sua chitarra, Grohl distrugge la batteria e Novoselic gliela tira addosso.
“Lithium” fu il quarto singolo, un altro brano con la stessa magica combinazione tra irruenza, strofa/ritornello, voce timorosa di Cobain ed un testo che parla di religione e del litio per curare gli sbalzi d'umore. “Polly” è solo chitarra acustica e voce di Kurt, per raccontare il dialogo tragico tra una donna ed il suo stupratore, mentre in “Lounge act” a farla da protagonista è soprattutto il basso di Novoselic, più presente del solito. Si chiude con uno dei pezzi più melodici del lotto come “On a plain” (magistrale la versione presente nel famoso live “MTV Unplugged in New York”) e soprattutto con “Something in the way”. Due accordi, chitarra acustica e la voce di Cobain cupa all'inverosimile, su un testo che racconta i giorni che sarebbero stati trascorsi sotto un ponte dal cantante nella sua adolescenza, scappato di casa. Che sia accaduto nella realtà o solo nel cuore del giovane Kurt poco importa, il testo è uno dei più toccanti e 'desolanti' scritti dal frontman: "Al di sotto del ponte/ Il pesce ha mollato una pisciata/ E gli animali che ho catturato/ Sono diventati tutti miei animali domestici/ E non continuo a vivere d'erba/ E lo sgocciolio dal cielo/ Va bene mangiare pesce/ Perché loro non hanno sentimenti/ Qualcosa nella strada").
In realtà la vera chiusura spetta a “Endless, nameless”, ghost-track (giustamente non segnalata, non come spesso avviene in tempi recenti) di quasi 7 minuti, non presente nelle prime copie dell'album a causa dell'errore di un discografico. Un pezzo all'insegna del noise e del punk, intramezzato da piccoli inserti più melodici e con un testo no-sense pieno di disagio, dolore e rabbia (“Death and violence, excitment, right here”).
Per celebrare questo 20esimo anniversario è stata pubblicata una Deluxe Edition ed una Super Deluxe Edition. La prima contiene due CD ed un DVD: sul primo disco sono inclusi una versione rimasterizzata di “Nevermind” e nove b-side, brani già noti ai fan come “Aneurysm” e “Even in his youth” e versioni dal vivo che rimarcano la grande potenza live dei Nirvana. Il secondo disco include invece otto episodi, di cui sei inediti, demo incisi agli Smart Studios di Butch Vig, versioni grezze e genuine che furono spedite alle etichette in cerca di un contratto: qui “Stay away” si intitola ancora “Pay to play” e “Breed” è ancora “Immodium”. Le Smart Sessions sono una delle cose più interessanti del disco perchè dimostrano come anche queste “bozze” contenevano già il seme del successo che la successiva masterizzazione ha solo “patinato”. Completano il CD otto canzoni in versione 'casalinga' delle sessioni Boombox Rehearsal, con ben sei inediti anche qui e due brani mai pubblicati registrati per le BBC Sessions: “Drain you” e “Something in the way”. Le Boombox sono una questione riservata ai maniaci della band, poiché l'effetto è quello di un registratore a bassissima fedeltà piazzato in sala prove: è quindi possibile sentire le battute in studio prima e durante un brano, ma allo stesso tempo quasi tutti gli episodi sono praticamente inascoltabili, avendo una qualità sonora veramente troppo bassa. Da brividi invece la versione per la BBC di “Something in the way”, maggiormente elettrica, noise e quasi più incisiva ed emozionante dell'originale. Il DVD, “Live at The Paramount Theatre” contiene invece l'intero concerto inedito registrato proprio al Paramount Theatre di Seattle il 31 ottobre del 1991, oltre ai quattro videoclip ufficiali degli altrettanti singoli. Per chi acquistasse invece la Super Deluxe Edition, oltre a tutto ciò, ecco ancora un terzo CD con i Demonshire Mixes, ovvero un mix provvisorio dell'intero disco a cura sempre di Butch Vig, prima dell'intervento al missaggio di Andy Wallace (Jeff Buckley, Sepultura, Sonic Youth ecc): una serie di canzoni nelle quali solo un vero appassionato potrà notare le piccole differenze con le originali (ad esempio la voce di Cobain è leggermente più grezza). Chiude un quarto supporto con l'intera esibizione presente sul DVD qui in versione audio, un bel live che comincia con la cover di “Jesus don't want me for a sunbeam” dei Vaselines ed include diversi episodi tratti anche da “Bleach” come l' ottima “About a girl” e la devastante “School” e “Rape me”, che finirà sul successivo terzo e ultimo album “In utero”.
Insomma, “Nevermind” è una pietra miliare della musica. E poco importa se con gli anni il nome e l'immagine di Kurt Cobain siano state santificate e commercializzate, perchè cogliere il sentimento di una generazione e riuscire a portarlo in un disco è roba per pochi eletti.
Come scrisse profeticamente (e forse inconsapevolmente) lo stesso Cobain in “Smells like teen spirits”: “Our little group has always been and always will until the end” (“Il nostro piccolo gruppo c'è sempre stato e ci sarà sempre, fino alla fine”). Nevermind, Kurt.