«ANTHOLOGY - A Tribe Called Quest» la recensione di Rockol

A Tribe Called Quest - ANTHOLOGY - la recensione

Recensione del 24 nov 1998

La recensione

«Abbiamo pensato a quanto è successo negli ultimi tempi, alla luce negativa in cui l’hip hop è stato messo dai media. La violenza ci ha portato via due grandi artisti e il materialismo ha ripreso piede nel mondo e anche nella musica. Abbiamo voluto porre in evidenza qualcosa che è veramente importante per l’umanità, l’amore. Ciò, tuttavia, non significa fare canzoni d’amore. È facile andarsene in giro tutti incazzati, pensando soltanto a se stessi come se si fosse gli unici ad abitare su questo pianeta. È difficile invece ingoiare la propria rabbia, per un momento, e perdonare qualcuno. È difficile riuscire a dedicarsi a chi ci sta accanto. Questo è il lato che abbiamo voluto mostrare con questo album». Sono parole di Ali, dovremmo dire ormai uno degli ex-ATCQ, visto che il gruppo si è sciolto appena prima della pubblicazione di questo lavoro, destinato quindi a suonare inevitabilmente come un involontario epitaffio: i tre componenti del gruppo proseguiranno comunque a fare musica come solisti. "The love movement" è tutto in questa ritrovata filosofia comunicativa, o meglio, in una potenzialità positiva che prima rivestiva sicuramente altre forme. Non a caso sull’album figura Busta Rhymes, altro importante rappresentante di un’ondata di rappers meno gangsta’, più filosofi e politicizzati, che tornano a parlare di consapevolezza come seppero fare a loro tempo i Public Enemy. Finiti gli anni delle sparatorie, quindi, "The love movement" si propone di ricostruire e dal punto di vista lirico ci riesce in pieno, mentre è musicalmente che i rappers di casa nostra potranno al limite storcere un po’ il muso. Se lo stile del gruppo è infatti consolidato, non arrivano forti novità dal punto di vista dei contenuti musicali, e del resto si sa che l’hip hop frequentato sulla east coast è un’altra cosa rispetto a quello sinuoso e facile che si dà via agli angoli delle strade, in California. "The love movement" è un album maturo, che lascia ben sperare per la carriera solista dei singoli esponenti del gruppo, e si impreziosisce della presenza di un cd bonus con alcune tracce inedite e altre assai rare, tirate fuori dal baule dei ricordi portato in giro dal gruppo in questi anni.

Tracklist:
"Start it up"
"Find a way"
"Da booty"
"Steppin’ it up" (with Busta Rhymes and Redman)
"Like it like that"
"Common ground (get it goin’ on)"
"4 moms (featuring Spanky)"
"His name is Mutty Ranks"
"Give me" (featuring Noreaga)
"Pad & pen" (featuring D-life)
"Busta’s lament"
"Hot 4 U"
"Against the world"
"The love"
"Rock’n’roll y’all" (featuring Punchline, Wordsworth, Jane Doe & Mos Def)

Bonus tracks:
"Scenario" (remix)
"Money Maker"
"Hot sex"
"Oh my God" (remix)
"Jazz (we’ve got)" (re-recording radio)
"One two s**t" (featuring Busta Rhymes)
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