«4 - Beyoncé» la recensione di Rockol

Beyoncé - 4 - la recensione

Recensione del 13 giu 2011 a cura di Gianni Sibilla

La recensione

Quando un artista è di alto livello, i parametri di giudizio nei suoi confronti tendono spesso ad alzare l’asticella. Così gli artisti, per non deludere, la alzano a loro volta, con dischi sempre più complessi, presentazioni elaborate, concetti che diventano sempre meno immediati. E si innesta un circolo vizioso che talvolta può diventare un vicolo cieco.
Ecco, Beyoncé, con “4” (indovinate un po’? è il suo quarto disco), è riuscita ad uscire da questo circolo. “I am... Sasha Fierce”, possiamo dirlo serenamente ora, era davvero un po’ pretenzioso, con quella divisione in due dischetti da 20 minuti, con quell’idea di rappresentare i due lati della personalità che funzionava bene in teoria, ma meno in pratica. Anche se, va detto, per buona parte, ha avuto ragione lei: “Single ladies” è una di quelle canzoni ormai entrate nell’immaginario (anche grazie alla spassosa reinterpretazione in “Glee”).
Invece, "4" è un disco che funziona, e bene. Le premesse, va dette, non erano delle migliori: un titolo banale (fatto scegliere ai fan), un singolo, "Run the world (Girls)", accompagnato da un video spettacolare ma che, come canzone rappresenta quel lato di r’n’b cervellotico che va tanto di moda, ma che penalizza la voce di Beyoncé.
Quella canzone è l’eccezione, per fortuna. Fin dalle prime note di “4” si capisce che la cantante si è lasciata andare, producendo un disco di r’n’b-pop di ottima fattura, in cui canta canzoni-canzoni, senza cercare di voler dimostrare necessariamente qualcosa. L’attacco è “1+1”, ballatona tra r’n’b classico e reminiscenze di Prince . Questa scelta per suoni curatissimi ma diretti continua pressoché in tutti i brani successivi, dalla più ritmata “I care”, all’altra ballata “I miss you”, al mid-tempo “Best thing I never had”. In questi casi ci sono suoni moderni, l’elettronica; ma sono al servizio della canzone, non in primo piano. Certo, ci sono episodi meno convenzionali, come “Countdown” e “Party”, che funziona soprattutto grazie alla presenza di André 3000 (Outkast). E ci sono episodi ritmati, come "Love on top", che però si ispira più alla musica black di anni ’80 e primi ’90 che a quella iper-sincopata del nuovo Millennio.
Non ci sono troppi fronzoli, c’è una produzione di grande livello come si addice ad un’artista di questo calibro. Ma c’è anche la volontà di non strafare, di dare spazio alle canzoni, alle melodie, alla voce di Beyoncé. Insomma: “4” è un ottimo disco di pop-r’n’b: se vi piace il genere, fa per voi.

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