«4X4=12 - Deadmau5» la recensione di Rockol

Deadmau5 - 4X4=12 - la recensione

Recensione del 13 dic 2010 a cura di Ercole Gentile

La recensione

Il “topo morto” arrivò (quasi) nell'olimpo. L'ex programmatore informatico di Toronto (Canada) Joel Zimmerman non è ancora riuscito nel suo dichiarato obbiettivo di essere nominato miglior DJ del mondo, ma in soli quattro anni di attività è riuscito a raggiungere il quarto posto nella classifica stilata dalla “bibbia” del settore DJ Mag.
La popolarità di Deadmau5 (nome che deriva dal curioso episodio accaduto a Joel nel 2005, quando aprendo il suo pc per cambiare una scheda video ci trovò dentro un topo morto) cresce costantemente. Grazie alle serate sold-out in tutto il globo, grazie ai numerosi premi ricevuti in ambito elettronico, ma soprattutto grazie alla nuova esplosione del genere electro/dance in ambito musicale, che ha riguadagnato ovunque spazi, pubblico e popolarità.
Impossibile non menzionare anche i suoi show, che per merito dei video in Rete e al passaparola sono diventati imperdibili: Joel, il cui viso per buona parte del set è coperto da una gigantesca maschera con la faccia da topo, entra in scena dall'alto come un novello Superman, sorvolando il pubblico con il pugno alzato e facendosi infine calare direttamente in consolle, dove inizia con delle esplosioni il suo spettacolo.
Ora, dopo “Random album title” (2008) e “For lack of a better name” (2009), per il producer canadese è giunta l'ora del terzo lavoro ufficiale “4x4=12”. Il nuovo capitolo discografico di Deadmau5 è forse più vario rispetto ai precedenti, un disco in cui l'elettronica incontra diverse influenze: tech-house, minimal, ma anche saltuariamente pop.
“Some chords” è uno di quei pezzi che si ballano saltando, la cui formula è stata dichiaratamente spifferata all'orecchio del Topo dai Daft Punk e Justice, così come il quasi omaggio (o plagio, fate voi) al duo parigino con “Animal rights”. Le atmosfere si fanno più cupe in pezzi come “Sofi needs a ladder”, “City in Florida” e nella psichedelica, riuscitissima e densa di cambi di tempo “Cthulhu sleeps”. Uno dei brani migliori è indubbiamente la cavalcata minimal “I said” (qui presente nel remix dell'inglese Michael Woods), mentre “Right this second” inizia con quasi tre minuti di suoni in bilico tra synth-pop e kraut-rock, prima di esplodere con una cassa techno-minimal. La maschera di Deadmau5 diventa quasi pop in “Raise your weapon” (con la voce femminile di Greta Svabo Bech), anche se non mancano suoni trip-hop e violente scariche elettriche, mentre “One trick pony” con la voce di SOFI è una trascurabilissima virata verso il grrriot di M.I.A.
Chiude “Everything before”, pura tech-house senza se e senza ma.
In sostanza, Deadmau5, pur non inventando nulla di nuovo, è un ottimo produttore e DJ che ha ben capito come vendersi al meglio creandosi una sua immagine, proprio come recentemente fatto dai nostrani Bloody Beetroots. Su album risulta forse eccessiva la lunghezza di alcuni brani (solo “One trick pony” è sotto i cinque minuti) e quasi inutili le sperimentazioni, ma bisogna prendere atto che quando il Topo vuole far ballare, ha pochi rivali al mondo. Forse più dei tre citati da DJ Mag, ma non molti di più.

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