«WRECKORDER - Fran Healy» la recensione di Rockol

Fran Healy - WRECKORDER - la recensione

Recensione del 25 ott 2010

La recensione

Fran Healy perde il pelo ma non il vizio: sin dai tempi dei Travis, il cantautore scozzese si è sempre dimostrato tra gli autori pop più prolifici della sua generazione. Oggi, improvvisamente, ha deciso di prendersi una piccola pausa dalla band e ha dato alle stampe "Wreckorder", il suo primo disco solista. E già dalla copertina, che lo raffigura con la barba lunga e un cappello da musicista di strada, si capisce che Fran ha colto l'occasione per dare un taglio un po' diverso al suo songwriting, anche se non ha perso la solita dimestichezza con la melodia. Rispetto al passato, la musica di Healy assume tinte meno british e un po' più "americane". Non bisogna farsi ingannare dal singolo di lancio "Buttercups", ironica e brillante ballata che sembra uscita dalle sessioni di "The invisible band", perché l'album in realtà va in tutt'altra direzione.
Il disco è stato registrato tra Berlino e New York e prodotto da Emery Dobyns, già al lavoro con Antony and the Johnsons. Quello che colpisce subito è lo stuolo di collaboratori illustri che sono stati coinvolti nel progetto: in "As it comes" ad esempio fa capolino il basso di un certo Paul McCartney, da sempre uno degli idoli di Healy, che non a caso suona nella traccia più beatlesiana dell'intero lotto. Per ringraziarlo del cammeo, il cantante scozzese è anche diventato vegetariano. Un altro numero smaccatamente british è invece "Fly in the ointment", che sembra rubata al Lennon solista di "John Lennon/Plastic Ono band". Ma come detto, "Wreckorder" offre anche qualche piacevole sorpresa.
"Anything", forse il pezzo migliore dell'album, viene impreziosito dal violino di Tom Hobden dei Noah and the Whale e suona come un bozzetto folk che piacerebbe molto a Andrew Bird. A proposito di ospiti, nella splendida "Sing me to sleep" c'è invece la voce di Neko Case, segno che Healy non ha voluto lasciare davvero nulla al caso. Un'altra delle chicche dell'album. Stesso dicasi per "Rockin' chair", una ballata country triste e ammaliante con un arrangiamento impeccabile. Non manca qualche passaggio meno riuscito, soprattutto quando Healy cerca di fare il verso a Thom Yorke con "In the morning" e "Shadow boxing", brani costruiti su solidi arrangiamenti di pianoforte ma forse non del tutto a fuoco. A chiudere il disco ci pensa invece "Moonshine", orecchiabile e piacevole anche grazie al falsetto finale.
"Wreckorder" è un disco davvero gradevole, non c'è che dire. Senza la sua band alle spalle, Fran Healy si è forse sentito più libero da un punto di vista artistico, potendo contare sulla sua innata capacità di scrivere canzoni pop semplici ma raffinate, come ha sempre fatto sin dai primi album dei Travis. La forza di questa sua prima prova solista è quella di aver accentuato i tratti più intimistici e tradizionali della sua musica, lasciando maggiore spazio alle chitarre acustiche. E indossando un cappello nuovo, che non guasta mai.



(Giovanni Ansaldo)
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