«THE BOX - One Dimensional Man» la recensione di Rockol

One Dimensional Man - THE BOX - la recensione

Recensione del 18 ott 2010 a cura di Giuseppe Fabris

La recensione

“Non ci siamo sciolti, siamo solo in pausa”. E' pressapoco in questo modo che Pierpaolo Capovilla rispondeva a chi lo interrogava sul futuro dei One Dimensional Man, un futuro che sembrava sempre più minato dal successo ottenuto dalla sua nuova band, Il Teatro Degli Orrori. Una formazione capace, in soli due album, di spaccare a metà i pareri del pubblico e, ciò nonostante, diventare il fenomeno più importante della scena musicale italiana raccogliendo enormi masse di spettatori ad ogni concerto.
Tutta questa gloria non ha mai fatto sentire sazio Capovilla e soci, così: dopo una tournée infinita ha mantenuto la promessa data e con il fidato compagno, Giulo “Ragno” Favero, si è rimesso a cavallo della sua prima creatura che da sei anni attendeva impaziente ai box.
Per celebrare questo “ritorno” sulle scene la band ha messo in piedi un nuovo tour per riaccendere la miccia di quella bomba rock/hard-core/noise che erano gli One Dimensional Man durante il quale proverà le canzoni che saranno inserite nel loro prossimo album (previsto per il 2011): per rinfrescare la memoria a chi li conosceva e a chi era troppo giovane per ricordarseli, la sempre vigile etichetta La Tempesta pubblica un cofanetto, intitolato “The box”, contenente l'intera discografia della band veneta.
Un piccolo gioiello di graffiante rock eseguito dal basso e dalla voce acida di Capovilla, la chitarra di Favero e da vari batteristi, anche se, per chi ha amato gli ODM, l'unico che è rimasto nella memoria comune è Dario Perissutti, una vera macchina da guerra nel corpo di uno showman pazzoide.
La loro carriera discografica inizia nel 1997 con un album, dal titolo eponimo, feroce e sgraziato in cui la forza di questo trio si fa sentire in modo violento, ma la cifra stilistica è ancora grezza, e Capovilla non sembra nemmeno il lontano parente di quel leader istrionico e ironico che è ora.
Il secondo, “1000 doses of love!”, viene pubblicato nel 2000 e viene preceduto dall'ingresso di Giulio Favero alla chitarra: non sappiamo se si deve a lui o all'esperienza accumulata dal vivo, ma il nuovo disco rappresenta una crescita fenomenale per questa band che, senza perdere una solo goccia della loro potenza di fuoco acquisisce uno stile sempre più personale e una scrittura meno prevedibile e dove, finalmente, inizia a farsi sentire la voce e la teatralità di Capovilla. Canzoni “Drink the poison”, “America” e “Little baby” sono alcuni dei momenti più alti di un album che non lascia spazio a critiche negative.
Dopo un solo anno gli One Dimensional Man pubblicano un nuovo disco intitolato “You kill me” che si apre con un brano intitolato “Saint Roy” che mostra i segni di un nuovo cambiamento per la band veneta: è un brano con una base sostanzialmente pop su cui viene riversata tutta la loro disperata rabbia. Per la prima volta sentiamo Pierpaolo esprimersi, anche se per poche parole, in italiano dando il via, anche se con diverso anticipo, al percorso che lo porterà a formare Il Teatro Degli Orrori. “You kill me”, è la punta di diamante degli ODM, il giusto equilibrio di rabbia fantasia incastrati in strutture rock/noise sempre imprevedibili. E proprio per questo che la band ha scelto di riportare dal vivo le canzoni qui contenute.
Una scelta dettata da vari motivi: è l'ultimo disco scritto e scritto con Giulio “Ragno” Favero (anche se prodotto con la sua collaborazione), ora tornato in formazione, e perché il seguente “Take me away”, sempre di buona fattura, risente l'essere nato in un periodo di stravolgimenti interni: alla chitarra e alla batteria, con l'infortunio di Perissutti, che, nel 2005, lascerà definitivamente la band.
“You kill me” rimane così il punto più alto da cui cominciare un nuovo percorso per cercare, da ora, di raggiungere vette ancora più alte da cui scatenare con la loro potenza le peggiori valanghe rock sulle nostre teste.
Non vediamo l'ora!

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