«COWBOYS FROM HELL - DELUXE EDITION - Pantera» la recensione di Rockol

Pantera - COWBOYS FROM HELL - DELUXE EDITION - la recensione

Recensione del 18 ott 2010 a cura di Andrea Valentini

La recensione

È proprio vero che la vita - di solito senza che tu te ne accorga - ti arriva alle spalle e inizia a rubarti dalle tasche giorni, settimane, mesi e anni. Ed è in questo modo che ti svegli una mattina del 2010 e ti accorgi che sono passati già 20 anni dall'uscita di quel "Cowboys from hell" dei Pantera.
Eppure mi ricordo come fosse ieri della prima volta che l'ho ascoltato... eravamo in quattro in una vecchia A112, con un cartone di birre del discount, e un amico - che resterà anonimo per non rovinargli la carriera da frontman di una promettente e metal band che sta facendo belle cose proprio in questi mesi - mettendo la cassetta nell'autoradio mi disse: "Senti che roba, questi sono come i Metallica". E nel 1990 non era un brutto complimento, anche se piuttosto sfasato... eppure, onestamente, il disco non mi colpì. Anzi, ricordo che in un precoce attacco di rincoglionimento senile gli dissi qualcosa di simile a "bravi, però allora mi vado a sentire 'Master of puppets'" (a dimostrazione del fatto che non avevo capito molto).
Ma veniamo, dopo l'angolo della rievocazione del Lester Bangs all'amatriciana, al 2010. Anno in cui "Cowboys from hell", ascoltato e metabolizzato con orecchie diverse, mostra di essere invecchiato con classe e di avere acquisito quel tipico retrogusto di classicità e leggenda - quello che si addice agli album seminali, che li rende riconoscibili in eterno.
Questa edizione "expanded" presenta due cd: il primo è, ovviamente, il disco così come lo conosciamo (rimasterizzato per l'occasione); nel secondo, invece, troviamo un'intera scaletta live del 1990-91 (con pezzi registrati in due diverse occasioni). L'album è una vera martellata: heavy, esuberante e divertente... sarà anche considerato uno dei pilastri del groove metal, ma stringi stringi qui si sentono chiaramente tutti i sapori del thrash USA anni Ottanta (Megadeth, Metallica ed Exodus in testa), la NWOBHM, il southern rock, lo speed metal di tradizione canadese, un tocco di glam... in breve, una dose da cavallo di puro, incontaminato, robusto e intransigente American metal. E, se fosse un vino, diremmo che è invecchiato bene questo lavoro, acquistando personalità e corpo. Tanto che nel 2010 è catartico riascoltarlo sia per i fan della prima ora, che per i vecchi scettici, che con l'aiuto del classico senno di poi potranno riconoscere il guizzo del genio in questi solchi.
Phil Anselmo è una specie di James Hetfield con qualche corda vocale trafugata dalle ugole di Rob Halford e Bruce Dickinson, mentre quella macchina da riff di Dimebag Darrell non sbaglia una nota, macinando giri di chitarra che - volenti o nolenti - a 20 anni di distanza si riconoscono ancora e si fanno canticchiare con gusto. Ma, a dire il vero, cercare di rendere con questi tipici escamotage giornalistici l'intensità di "Cowboys from hell" è quasi un affronto: l'unico gesto sensato da compiere è lasciarsi investire dal galoppo dei destrieri cavalcati dai cowboy infernali del titolo.
Per chi se lo stesse domandando, la risposta è "sì, il cd col materiale live è valido". Anzi, a dispetto di una qualità audio non eccelsa, trasmette tutta l'irruenza taurina dei giovani Pantera, aggiungendo l'inevitabile turbo alla velocità dei pezzi, che divengono più dinamici e spediti.

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