«LIVE AT THE GREEK THEATER 2008 - Ringo Starr» la recensione di Rockol

Ringo Starr - LIVE AT THE GREEK THEATER 2008 - la recensione

Recensione del 08 set 2010 a cura di Franco Zanetti

La recensione

Il mio amico Ivan Cattaneo, che è persona autoironica e concreta, li chiama “survival tour”. Sono i giri di concerti – o di serate, sarebbe meglio dire – che permettono a un artista che è stato popolare di continuare a capitalizzare quel patrimonio di notorietà acquisita girando per locali e piazze con un repertorio di soli successi, o comunque di canzoni che il pubblico già conosce. Sono incontri tranquillizzanti, in cui la gente sa cosa aspettarsi, l'artista sa cosa deve dare, e alla fine vanno tutti a casa contenti.
Con le debite proporzioni, Ringo Starr fa la stessa cosa di Ivan Cattaneo e di tanti altri come lui. Più di vent'anni fa si è inventato – anzi, il produttore David Fishof gli ha inventato – il concetto della All Starr Band (“tutti quelli che sono sul palco sono già delle star a titolo personale”): un supergruppo dalla formazione mutevole, tenuto insieme dalla disponibilità ad andare in tour per un paio di mesi ogni volta, fra un impegno in proprio e l'altro, e di lavorare, assai ben remunerati, non tanto come gruppo-spalla di Ringo (che comunque ha il nome in ditta, come si dice) quanto come una sorta di cover band di lusso, impegnata a riproporre quel mazzetto di evergreen (dei Beatles, e da solista) che a Ringo fanno riferimento, e di quando in quando a infilarci la propria “signature tune”, la canzone più popolare fra quelle che hanno nel loro repertorio personale.
Nelle finora undici incarnazioni della All Starr Band, in formazione sono passati, fra gli altri, Joe Walsh, Nils Lofgren, Dr. John, Billy Preston, Rick Danko, Levon Helm, Jim Keltner, Clarence Clemons, Todd Rundgren, Dave Edmunds, Randy Bachman, John Entwistle, Peter Frampton, Gary Brooker, Jack Bruce, Ian Hunter, Howard Jones, Greg Lake, Sheila E., Colin Hay, Paul Carrack, Billy Squier, Richard Marx, Edgar Winter, Rod Argent, Rick Derringer... gente non di primo pelo, ovvio, ma gente di grande caratura professionale e dal palmarès invidiabile. Gente che fra l'altro, e si sente (e l'ho anche visto, una volta, dal vivo), si diverte un casino a suonare insieme.
D'altra parte, Ringo dev'essere un caporchestra divertente. Intanto è consapevole dei propri limiti vocali, pur essendo anche sicuramente consapevole del fatto che il nome di richiamo per il pubblico dei nostalgici è il suo; e – almeno stando a quanto si capisce dai dischi (nove in 21 anni, contando questo, e tutti live) – lascia anche il giusto spazio agli amici sul palco con lui.
Le scalette dei concerti (o almeno i brani in scaletta che finiscono sui dischi) sono un po' sempre uguali, se guardiamo al pacchetto di provenienza Ringo solista + Beatles: “I wanna be your man”, “Act naturally”, “Boys”, “Yellow Submarine” e “With a little help from my friends” ci sono sempre, o quasi sempre, così come “It don't come easy” e “Photograph”, certamente i due singoli di maggior successo del Ringo solista; “Don't pass me by” e “Octopus' garden”, per ragioni che non conosco o non capisco, non ci sono mai, o quasi mai; il resto cambia a seconda della line-up della band.
Certo non è privo di significato il fatto che i nove dischi della All Starr Band sono usciti per sette diverse etichette: segno che nessuno di questi è stato un grande successo – et pour cause, aggiungerei. Perché sì, insomma, collezionisti va bene, beatlefans va bene, estimatori di Ringo va bene, ma insomma, qui la zuppa è un po' sempre quella, e purtroppo il capocuoco – che non è mai stato un campione di vocalità – perde fiato di anno in anno. E di anni ne ha compiuti 71 il 7 luglio scorso.
Sicché, ascoltare questo disco è divertente, a tratti persino commovente (“Never without you”, la canzone per lo scomparso George Harrison), ma va bene metterlo nel lettore dell'auto e lasciarlo girare, magari tendendo l'orecchio ogni tanto (per esempio su “Pick up the pieces”, gran pezzo della Average White Band del 1974, splendido e raro esempio di funky britannico - pardon: scozzese, e canzone-simbolo per Hamish Stuart). A proposito, non ho ancora presentato la band: Billy Squier, chitarra e voce; Richard Marx, chitarra tastiera e voce; Edgar Winter, chitarra, sax e voce; Rod Argent, tastiere e voce; Hamish Stuart, basso, chitarra e voce; Gregg Bissonette, batteria e voce. E Ringo Starr, s'intende, batteria e voce.
Ovvio che il disco è suonato da Dio, e ci mancherebbe pure. Però se volete fare trentuno, comprate il DVD. Ci sono una decina di pezzi in più, e se non avete mai visto la All Starr Band (una qualsiasi delle tante All Starr Band) dal vivo, magari vale la pena di togliersi lo sfizio.

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