«THE WILD TRAPEZE - Brandon Boyd» la recensione di Rockol

Brandon Boyd - THE WILD TRAPEZE - la recensione

Recensione del 27 ago 2010 a cura di Rossella Romano

La recensione

Sembra proprio che il 2010 sia l’anno dei frontman delle band che pubblicano album da solisti. Ed ora tocca anche a lui: Brandon Boyd, leader degli Incubus, alla sua prima prova “in solitaria” con “The wild trapeze”. Classe 1976, Brandon ha esordito nel 1991 come cantante negli Incubus, gruppo formato al college con alcuni compagni di corso, tutt’ora nella formazione. Cogliendo la palla al balzo, Boyd ha approfittato di questo anno di pausa della sua band per immergersi totalmente nel suo progetto solista ed è riuscito ad ultimare questo album, che giaceva nel suo “cassetto” già da qualche tempo. Titolo davvero curioso: “The wild trapeze” può essere interpretato in differenti maniere, a seconda dello stato d’animo di chi ascolta. E sono proprio gli stati d’animo ad essere protagonisti in questo lavoro di Boyd : introspettivo, riflessivo, sentimentale ma soprattutto acustico.
Composto prevalentemente da ballads, questo album - realizzato con la collaborazione del produttore Dave Fridmann, che ha seguito MGMT e Flaming Lips - ha il sapore dei tramonti californiani sulla spiaggia e delle notti di luna piena, dove ti sembra di poter sfiorare le stelle con un dito. Ricordi, e anche tanti, nei testi di Boyd, a cominciare da “Runaway train”, primo singolo con video curato dal fotografo-culto Brantlev Gutierrez: è una brezza che ti culla dolcemente, porta i tuoi pensieri altrove sulle note della chitarra acustica, regina di questo disco. Brani come la title track e “Here comes everyone” fanno proseguire il viaggio in mondi lontani, alla ricerca della “peace of mind”, davvero rara negli ultimi tempi. Forti ed incalzanti sono “Dance while the Devil sleeps” e “Revenge of the spectral tiger”, molto più alla Incubus maniera, smorzano un’atmosfera che rischierebbe di risultare un po’ troppo onirica. Davvero degna di nota è “Courage & control”, pezzo chiave dell’album per melodie, testo e messaggio positivo: mai arrendersi, mai perdere di vista l’obiettivo e affrontare le difficoltà con coraggio.
Scorrono gradevolmente gli altri brani, dal retrogusto dolce e amaro ma piacevole. “The wild trapeze” si conclude inaspettatamente con un pezzo rock, “All ears avow!”: punto esclamativo compreso, è un monito a prestare bene attenzione a chi si vuole essere nella vita. Pare proprio che Brandon Boyd sappia davvero bene chi è: frontman degli Incubus, cantante solista, artista dal tratto sopraffino ma pur sempre un uomo che ama, lotta e soprattutto sogna.

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