«THE SELLOUT - Macy Gray» la recensione di Rockol

Macy Gray - THE SELLOUT - la recensione

Recensione del 23 giu 2010 a cura di Luca Bernini

La recensione

«Dopo il flop di “Big” ho pensato che forse avrei dovuto fare quello che fanno tutti: assoldare i migliori produttori, gli autori più bravi, e fare un disco furbo. Ci ho provato, ma nessuno di loro mi ha mai nemmeno richiamato». E così Macy Gray ha dovuto inventare un piano B. Si è chiusa in uno studio di Los Angeles, località Tarzana, di proprietà di un amico produttore, e ci è rimasta dentro fino a quando le canzoni non sono arrivate. Da quel momento in poi ha iniziato a sognare, e a costruire, il suo ritorno.
Strano destino, quello di Macy Gray: sette milioni di copie vendute solo con il primo album, “On how life is”, il singolo “I try” le spiana la strada ovunque, il successo la premia per tutta la gavetta fatta fino a quel momento. Poi arrivano “The ID” e “The trouble with being myself”, i milioni di copie vendute si moltiplicano, arrivano i Grammy Awards, gli MTV Awards. Macy non è trendy come Alicia Keys, e nemmeno sexy come Anastacia, non ha protettori famosi come Kelis e non è sofisticata e calda come Erikah Badu: ha un suo stile, una voce che tra i fans del neo-soul è irresistibile per alcuni e insopportabile per altri (e sono tanti). Ha un che di buffo e sgraziato che la rende, a volte, quasi imbarazzante, ma è di una simpatia contagiosa. A pensarci, vengono in mente alcune affinità con un’altra icona della musica anni ’80, Cyndi Lauper, altra voce controversa, partita come concorrente/gregaria di una figura mainstream come Madonna, e poi quasi subito deragliata su una propria rotta, accolta dal pubblico in modo discontinuo. Stelle maggiori, vissute come minori.
Scritto come reazione al flop di “Big”, “The sellout” suona come una rivincita: è un disco mainstream, una sorta di piccola grande enciclopedia del soul nella quale convivono groove hip hop (“The sellout”, la splendida “Still hurts”, una ammissione di colpa per le sue disavventure amorose, “On and on”) , styloserie jazzose per il dancefloor (“Lately”), rockismi stomper deliziati dalla chitarra di Slash (“Kissed it”), lezioni funky degne del miglior Prince (“Stalker” è praticamente una slow version di “Kiss”, tanto che ti aspetti un suo cameo da un momento all’altro per tutto il pezzo), un po’ di sweet soul music (“Help me”, “That man”, la torrida “Real love” incisa in coppia con un vero redivivo, Bobby Brown), gioia di vivere squisitamente pop (il singolo nellyfurtadiano “Beauty in the world”, dedicato alla risata di sua figlia, “Let you win” e, perché no, anche un po’ di enfasi similgospel da big star decaduta (la conclusiva “The comeback”).
In conclusione un gran bel disco, ispirato e sincero, come del resto è Macy Gray, forse con l’unico limite di suonare un po’ troppo prevedibile in alcuni arrangiamenti, ma del resto non è la sorpresa l’arma migliore a sua disposizione, ma la voce. E’ da vedere se “The sellout” realizzerà il suo scopo, ossia vendere, di certo ci restituisce un artista confidente nei suoi mezzi e desiderosa di tornare in cima a tutti i costi, ma pur sempre a modo suo.
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