«THE ARCHANDROID - Janelle Monae» la recensione di Rockol

Janelle Monae - THE ARCHANDROID - la recensione

Recensione del 22 giu 2010

La recensione

“The Archandroid”, l’esordio discografico di Janelle Monae è davvero impressionante.
Impressiona perché dare alle stampe un’opera prima composta da ben diciotto brani è prodezza di pochi. Impressiona lungo ogni secondo dei suoi 70 e oltre minuti per come trascende tutti i generi musicali che esplora mantenendo sicura la guida senza mai sbandare. Impressiona per come questi generi musicali si succedono utili e funzionali al risultato finale. Impressiona la semplicità con il quale questa venticinquenne di Kansas City tiene il controllo e rende tutto facile muovendosi con leggerezza tra una nota e l’altra. Impressiona per la quantità di riferimenti musicali presenti in questo concept/musical che narra le tormentate peripezie di Cindy Mayweather nel futuro anno 2719, un’epoca dove si sono persi tutti i valori.
Impressiona sin dalla overture con cui si apre il cd: musica classica, musica strumentale, una intro tutta archi che prelude al vertiginoso duetto in “Dance or die” con Saul Williams, il rapper-poeta, complice una elegante chitarra funky. Il viaggio prosegue veloce – e non può essere altrimenti - con “Faster” e “Locked inside”, pop’n’soul arioso senza una sbavatura. “Sir greenwood” è eterea, intensa e confidenziale il tanto che basta a commuovere, “Cold war” è pronta per l’airplay radiofonico che ora è tutto appannaggio di “Tightrope”, puro esplosivo soul del terzo millennio – cercatevi in rete l’esibizione al David Letterman Show per farvi un’idea delle potenzialità della ragazza – benedetto dalla partecipazione di mastro Big Boi. “Neon gumbo” è nulla più che un intermezzo che conduce a “Oh maker”, una ballata che esalta le limpide corde vocali di Janelle. Nulla a che vedere con la grintosa “Come alive” che taglia il fiato nella sua rincorsa a basso e batteria. Vaghiamo tra le stelle alla ricerca di Major Tom in “Mushroom & roses” e continuiamo a sognare sulle note di “Neon valley street” dove l’hip hop incontra Judy Garland. “Make the bus” rimanda a Prince ma potrebbe anche essere David Byrne o forse sono solo quei mattacchioni degli Of Montreal a insaporire il piatto. “Wondaland” è lieve come una bolla di sapone e leggiadra come Campanellino mentre “57821” è messianica e scura come il mare del nord e potrebbe appartenere senza difficoltà al repertorio di Enya. La saga di Cindy Mayweather e dei suoi tormenti amorosi volge al finale, ancora il tempo di gustare “Say you’ll go” e poi, direttamente dal tema di una colonna sonora di James Bond, Janelle Monae, novella Shirley Bassey, si congeda sulle note di “BaBopByeYa”.
"The archandroid" è una di quelle volte in cui ci si deve arrendere all’evidenza e riconoscere che esiste chi nasce con una marcia in più. L’impegno, l’abnegazione, il duro lavoro, la testardaggine, la tenacia, la voglia matta, la fortuna sono assolutamente essenziali e certo male non fanno ma poi a fare la differenza, come sosteneva mio padre, “è la qualità del legno”. E questo, caro papà, è ebano del più pregiato. Di questi tempi Janelle Monae sta portando a termine un tour americano in compagnia di Erykah Badu…in un mondo ideale sarebbe fantastico poterle ammirare in concerto dalle nostre parti.


(Paolo Panzeri)

TRACKLIST

01. Suite II overture
02. Dance or die
03. Faster
04. Locked inside
05. Sir greendown
06. Cold war
07. Tightrope
08. Neon gumbo
09. Oh, maker
10. Come alive (war of the roses)
11. Mushrooms & roses
12. Suite III overture
13. Neon valley street
14. Make the bus
15. Wondaland
16. 57821
17. Say you’ll go
18. BaBopByeYa
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