«ORION - Ryan Adams» la recensione di Rockol

Ryan Adams - ORION - la recensione

Recensione del 10 giu 2010 a cura di Gianni Sibilla

La recensione

Quando, nel 2009, Ryan Adams, annunciò al mondo i suoi piani, qualcuno fu dispiaciuto, qualcuno tirò un sospiro di sollievo.
Adducendo diversi motivi – una malattia, la disillusione verso l’industria della musica – il cantante disse di volersi separare dai suoi Cardinals, di dedicarsi alla scrittura e di non pensare alla musica per un po’. Aveva pubblicato ben 11 album in 8 anni scarsi. Un paio di capolavori, su tutti “Gold”, molta fuffa e dischi più che dignitosi, compreso l’ultimo
“Cardinology” .
Ora Ryan si presenta, con questo “Orion”, disco pubblicato in autonomia, sul proprio sito, solo in vinile. E’ il disco del ritorno? Non proprio. In realtà si tratta di un album registrato nel 2006, uno dei tanti divertissment che Adams ha inciso nella sua carriera, alcuni dei quali circolano abbondantemente in rete; ad un certo punto si disse pure che aveva reinciso per scherzo “This is it?” degli Strokes: Adams è sempre stato così, incontenibile. “Orion” non è neanche il disco “metal” di cui parla qualcuno, ma un album di rock duro, sì.
Un disco divertente, per qualcuno, fatto di canzoni bruttine, con riff veloci e taglienti, cantato con una voce quasi irriconoscibile, con canzoni a sfondo “spazial-fantascientifico”, come si desume da una rapida occhiata alla tracklist.
Insomma, nulla di rilevante: se vi piace il Ryan Adams più arrabbiato, andate a riascoltarvi “Rock ‘n’ Roll”, che rimane la cosa migliore in questo genere. Per il resto, “Orion” è sostanzialmente un album inutile, che non ci riporta neanche lontanamente il Ryan Adams migliore, figurarci l’altro.
Va bene che sia pubblicato in questo modo, e fa notizia perché Adams non pubblica di diverso tempo. Per il resto, passiamo oltre e aspettiamo di capire cosa questo strano personaggio ha deciso di fare della sua carriera.

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