«COSMOGRAMMA - Flying Lotus» la recensione di Rockol

Flying Lotus - COSMOGRAMMA - la recensione

Recensione del 02 giu 2010 a cura di Ercole Gentile

La recensione

Steven Ellison è uno a cui piace giocare. Si vede (e soprattutto si sente) lontano un miglio: basta concentrarsi sui primi brani del suo nuovo album “Cosmogramma” per accorgersi della sua abilità a mischiare i generi in modo da non poter più riconoscere cosa sia elettronica, cosa sia jazz, cosa sia black, cosa sia lounge. Potremmo definirla musica sperimentale, tanto per abusare di un termine già stuprato da molti.
Già, ma chi è questo Steven Ellison? E' colui che si cela dietro il nome Flying Lotus, un produttore californiano cresciuto a pane, hip-hop ed elettronica (e probabilmente jazz, essendo il nipote di Alice Coltrane). Salito alla ribalta nella nicchia electro nel 2008 con l'album “Los Angeles”, oggi il “loto volante” torna con il suo terzo capitolo discografico.
E decide di buttare sul tavolo le sue carte migliori, di giocarci come un prestigiatore che disorienta lo spettatore: allo stesso modo Ellison fa sì che l'ascoltatore si perda in ritmi veloci e sincopati che all'improvviso rallentano e fluttuano, passando da un picco all'altro. Uno dei riferimenti che immediatamente vengono alla mente è Amon Tobin, il produttore anglo/brasiliano che con album bellissimi come “Permutation e “Supermodified” chiuse il secolo passato a suon di campionamenti allo stesso tempo dolci e schizzati.
Altra carta pesante, che Steven decide di giocarsi a metà partita, è la presenza del cantante dei Radiohead Thom Yorke, il quale presta la voce all'episodio più interessante del lotto, quella “...And the world laughs with you” che ricorda il lavoro solista di Thom (“The eraser”) e alcune atmosfere alla “Kid A”.
Flying Lotus ha la sua ricetta, composta da mille ingredienti che si confondono tra loro. C'è la lounge/ambient impazzita e schizoide di “Clock catcher”, “Zodiac shit”, “Recoiled” e “Galaxy in Janaky”, il basso blues/jazz di “Pickled”, la calma drum'n'bass di “Nose art”, le sonorità cinematiche di “Intro/Cosmic drama”, la solare e dinamica elettronica di “Computer face/Pure being”, la disco-soul di “Do the astral plane”, il jazz puro di “German haircut”. E ancora il fantasma cosmico di Sun Ra in “Arkestry” (forse non a caso come la sua Arkestra) e “Dance of the pseudo nymph” e la delicatezza della voce di Laura Darlington per una “Table tennis” che profuma di downtempo alla Thievery Corporation. Insomma “Cosmogramma” ha il pregio di regalare episodi davvero memorabili e intensi, ma anche un amante dei miscugli e contaminazioni come il sottoscritto non può non accorgersi di una difficoltà di compattezza dell'album: i brani singolarmente funzionano, nel complesso creano forse un po' troppa confusione e frammentazione.
Il “loto” vola quindi, ma chissà che non possa arrivare ancora più in alto...

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