«TRANS-CONTINENTAL HUSTLE - Gogol Bordello» la recensione di Rockol

Gogol Bordello - TRANS-CONTINENTAL HUSTLE - la recensione

Recensione del 12 mag 2010

La recensione

Eugene Hütz, leader dei Gogol Bordello, ha trovato il suo guru. Rick Rubin, il produttore dal tocco magico, ha scoperto il suo Joe Strummer (parola sua, che paragona anche la multietnica band newyorkese agli Specials bicolore di Jerry Dammers). Cosa avremmo dato per essere una mosca sul muro e assistere all’incontro tra due personaggi così pittoreschi. Pare che prima di mettersi al lavoro il santone Rubin abbia trascinato lo zingaresco Hütz in lunghe discussioni sull’arte e la spiritualità; com’è nel suo stile un po’ esoterico, giusto per creare le condizioni adatte allo sgorgare della creatività. E chissà che spettacolo, in studio di registrazione, con il buon Rick che cerca di mettere un po’ d’ordine e di disciplina in quell’armata brancaleone che sono i Gogol: un melting pot che a fianco del leader ucraino annovera, da ultimi bollettini, un violinista e un fisarmonicista russo, un chitarrista israeliano e un bassista etiope, un percussionista dell’Ecuador e un rapper brasiliano, uno scozzese e un americano. E’ il loro debutto su major, ma non aspettatevi poi chissà quali stravolgimenti del marchio di fabbrica, una mistura effervescente e globalizzata di gypsy music, ska, punk, reggae, klezmer, folk balcanico e altro ancora che ha già entusiasmato anche i più insospettabili. Anche se adesso ha in agenda il numero di telefono di Madonna e s’è già fatto produrre un disco da Steve Albini (“Gypsy punks: Underdog world strike”, il best seller della discografia), Eugene non sembra essersi montato la testa. E Rubin fa il Rubin: lui è uno che i suoni non li altera ma li asciuga, che ricerca calore e precisione seguendo un procedimento rigorosamente organico e naturale. Semmai ha spronato la band alla coesione e il songwriter a crescere, ampliando gli orizzonti della sua scrittura; aiutandolo a entrare, parole sue, “in contatto con il suo vero io come cantante”. Ne è venuto fuori un disco energico, vitale e scoppiettante come ci si può attendere dai Gogol Bordello, rodati da 200 concerti all’anno: fisarmonica e violino sempre a tirare il gruppo, qualche tocco di archi e fiati, vigorose pennate di chitarra acustica a dettare ritmi rompicollo, un’elettrica a sporcare il suono dirottandolo verso il punk (soprattutto in “Break the spell”). Via, allora, con la carovana gitana di “Pala tute” (sembra di essere in un film, ma non citate Goran Bregovic se non volete fare arrabbiare il buon Hütz), con il turbinio vorticoso di “My companjera”, la malinconia di “Sun is on my side” (intro di chitarra classicheggiante, ritmo in levare), e poi una “We comin’ rougher”da pogo furibondo, il crescendo rabbioso di “When universes collide” (grande, sofferta interpretazione vocale), le mitragliate di batteria di “Rebellious love”. Eugene è uomo di mondo, dalla Grande Mela adottiva si è trasferito a Rio de Janeiro insieme alla compagna ballerina: sarà anche per questo che nel trambusto transcontinentale del disco la title track ricorda Cab Calloway ma anche il carnevale brasiliano, che “Uma menina uma cigana” a un certo punto prende il ritmo del sirtaki greco, che “Raise the knowledge” ha un sapore arabeggiante e “Last one goes the hope” si adagia su un ritmo da cumbia colombiana. Siamo a un incrocio tra Pogues, Gypsy Kings, Mano Negra e i nostri Mau Mau, tanto per intenderci, i Gogol Bordello hanno sempre la miccia accesa e sì, talvolta rievocano l’ultimo Strummer. Però, caro Rubin, lasciatelo dire: il caro Joe era un’altra cosa.




(Alfredo Marziano)
Segui Rockol su Instagram per non perderti le notizie più importanti!

© 2020 Riproduzione riservata. Rockol.com S.r.l.
Policy uso immagini

Rockol

  • Utilizza solo immagini e fotografie rese disponibili a fini promozionali (“for press use”) da case discografiche, agenti di artisti e uffici stampa.
  • Usa le immagini per finalità di critica ed esercizio del diritto di cronaca, in modalità degradata conforme alle prescrizioni della legge sul diritto d'autore, utilizzate ad esclusivo corredo dei propri contenuti informativi.
  • Accetta solo fotografie non esclusive, destinate a utilizzo su testate e, in generale, quelle libere da diritti.
  • Pubblica immagini fotografiche dal vivo concesse in utilizzo da fotografi dei quali viene riportato il copyright.
  • È disponibile a corrispondere all'avente diritto un equo compenso in caso di pubblicazione di fotografie il cui autore sia, all'atto della pubblicazione, ignoto.

Segnalazioni

Vogliate segnalarci immediatamente la eventuali presenza di immagini non rientranti nelle fattispecie di cui sopra, per una nostra rapida valutazione e, ove confermato l’improprio utilizzo, per una immediata rimozione.