«ROMANCE IS BORING - Los Campesinos» la recensione di Rockol

Los Campesinos - ROMANCE IS BORING - la recensione

Recensione del 01 mar 2010 a cura di Marco Jeannin

La recensione

I Los campesinos! ce l'hanno a morte con la noia. Basta dare un ascolto al loro terzo album e, anche mettendoci tutta la buona volontà di questo mondo, l’ultima cosa che ci si può trovare è appunto la noia. Basta dunque con le solite strazianti ballate amorose trite e ritrite: la band nata in Galles nel 2006 ha riversato in questo “Romance is boring” tanto entusiasmo, moltissime idee e una discreta voglia di pensare poco e divertirsi molto, giusto per bandire paturnie di ogni genere e scacciare i cattivi pensieri. Nulla da eccepire, anzi, tanto di cappello visti i tempi che corrono. Le quindici tracce indie pop prodotte da John Goodmanson (già al lavoro con Blonde Redhead e Death Cab For Cutie) non lasciano alcun dubbio sulla buona fede di una band che parla “tanto di morte quanto di football” senza scadere nel pragmatismo più algido, né tantomeno nel pathos facile. In questo senso “Romance is boring” va lodato e preso a omaggio alla semplicità, qualità che ogni tanto andrebbe rivalutata e messa in cima alla lista senza timore di passare per… “sempliciotti” appunto. E se il naso ad una prima fugace occhiata può storcere per l’evidente grande quantità di materiale cui stiamo per sottoporci (perché diciamolo, vedere in scaletta quindici pezzi spaventa non poco), l’ascolto vero e proprio rivela una naturale freschezza che permette di perdonare anche gli errori più evidenti, su tutti una filigrana di ripetitività non indifferente. L’album, a cui hanno collaborato Jamie Stewart degli Xiu Xiu, Zach Pennington dai Parenthetical Girls, e Jherek Bischoff dei Dead Science, si apre con “In media res”, un buon concentrato di melodia pop in crescendo e arrangiamenti indie con ottoni e percussioni in bella mostra. Niente di nuovo si dirà, ma comunque in grado di mettere in buona predisposizione per il corposo seguito a partire dal primo singolo, la danzereccia “There are listed buildings”, un po’ brit e velatamente pop svedese alla Love Is All, discorso valido anche per la stralunata “Plan A”. Arrivano poi la titletrack, “Romance is boring”, pesantemente Blur al limite della parodia seguita da una collezione di pezzi pop di buona fattura, sebbene mai memorabili. Su tutti vanno citati almeno quattro pezzi: la cadenzata “Who fell asleep in” per spezzare il ritmo, “I warned you: do not make an enemy of me” per ricomporlo prima dell’ottimo finale di “The sea is a good place to think of the future” e “Coda: a burn scar in the shape of the sooner state”, i due pezzi sicuramente più interessanti dell’intero lotto per intensità e coinvolgimento. Se dessimo retta solo al finale quindi verrebbe da parlare di “Romance is boring” come di un disco che ha fatto indiscutibilmente centro. Un occhio più attento però non può che registrare la portata reale di un album come questo, in altre parole il suo essere semplicemente un divertimento di buona fattura con qualche spunto extra, genuino e onesto. Che non è comunque poco.

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