«LOVE 2 - Air» la recensione di Rockol

Air - LOVE 2 - la recensione

Recensione del 13 ott 2009 a cura di Ercole Gentile

La recensione

Ci sono dischi che hanno marchiato con il fuoco il loro titolo (e, ovviamente, il nome dell'autore) nella storia della musica, influenzando poi spesso anche i seguaci, coloro che hanno provato a cimentarsi con lo stesso genere musicale.
“Moon safari” degli Air è uno di quegli album, un simbolo del French Touch, di quella musica elettronica soft, fatta con classe tipicamente francese, melodie innovative, talvolta suadenti, che hanno cambiato il modo di fare certi dischi. Penso si possa ritenere uno dei capolavori degli anni Novanta, una di quelle opere che, come si diceva, rimarranno a ricordare un certo periodo e stile.
Chissà perché quando si parla degli Air si menziona sempre quel grandioso disco d'esordio (che ormai ha compiuto 11 anni): eppure il duo transalpino è giunto ormai alla sesta pubblicazione in studio. Bé la risposta forse è semplice. Dopo quel capolavoro era davvero complicato ripetersi e Nicolas Godin e Jean-Benoit Dunckel, pur avendo sempre realizzato lavori discreti (in particolare la colonna sonora del film “Il giardino delle vergini suicide” di Sofia Coppola, una sorta di come loro stesso lo definirono “The dark side of the Moon Safari”), non hanno più toccato quelle vette, anche quando hanno provato a sperimentare con l'elettronica (sul secondo “10.000 Hz Legend”, 2001) o con episodi più cantautorali (“Pocket symphony”, 2007).
Ora, a due anni dall'ultimo lavoro, gli Air tornano con un nuovo disco, “Love 2”. Registrato ed autoprodotto nel loro studio parigino con la collaborazione di un batterista in carne e ossa (non accadeva dal 2000) e senza l'ausilio di ospiti alla voce, l'album prende il nome proprio dall'amore, nel senso più universale del termine: “L'amore è il nostro motore, quello che ci spinge a fare qualsiasi cosa, compresa la musica”, hanno dichiarato i due.
Cercando di evitare di fare paragoni con l'album d'esordio, provo a valutare il lavoro per quello che è, ma ahimè la maggior parte delle note non sono positive.
Gli Air, in questo caso più che in altri, si rivelano troppo autoreferenziali, si buttano su territori ampiamente esplorati (e questo non è sempre un male), ma lo fanno in modo banale, talvolta quasi ridicolo. Si prenda ad esempio “Tropical disease”, sette minuti noiosi, un mid-tempo che sfocia in sonorità da film sexy di serie B. Diciamo che questo è l'apice del “tracollo”, altri episodi non arrivano a tanto, ma sicuramente non sono all'altezza del nome dei due, come la minimale “Nighthunter” e il suo theremin disturbatore di una melodia tutt'altro che male, il chill-out da spot di “African velvet” o ancora “Love” e “You can tell it to everybody” con fastidiosi e infantili inserti a base di “pianole Bontempi”.
Fortunatamente si riesce a non far cadere l'album nella piena insufficienza: a salvare “Love 2” dal baratro ci pensano il primo singolo “Do the joy”, melodia electro tipicamente Air (solita formula, ma in questo caso riuscita), il rock veloce di “Be a bee”, in bilico tra garage e kraut, “Eat the day”, rockeggiante cavalcata psichedelica e “Missing the light of the day”, electro-pop in accattivante bilico tra salotto e dancefloor.
Insomma, “Love 2” è una mezza delusione. Innegabile che gli Air abbiano classe e capacità, nessuno si sogna di affermare il contrario, ma questa volta sembra davvero che la realizzazione di questo album sia stata prettamente un lavoro, fatto più per dovere che per piacere. Siamo proprio sicuri di averci messo abbastanza amore?

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