«CRAZY LOVE - Michael Bublé» la recensione di Rockol

Michael Bublé - CRAZY LOVE - la recensione

Recensione del 20 ott 2009

La recensione

Si potrebbe liquidare Michael Bublè come un clone moderno di Frank Sinatra. E infine dei conti l’abbiamo sempre fatto anche a Rockol, recensendo i dischi passati.
Invece “Crazy love” è probabilmente il disco in cui il crooner italo canadese si svincola da Sinatra, definitivamente e nonostante possa apparentemente sembrare il contrario. “Crazy love” - quarto album di studio, a due anni e passa da “Call me irresponsible" - è un disco “a tema” sulle traversie d’amore. Un genere che Sinatra ha di fatto inventato con i suoi dischi degli anni ’50, quando si passò dall’idea dell’album come raccolta di canzoni slegate tra di loro all’album come opera più omogenea (“Songs for swinging lovers” sull’innamoramento, “Only the lonely” sull’abbandono, “Come fly with me” sul viaggio).
Al di là del recupero di questa idea dell’album “a tema”, la formula di Bublé è ormai tradizionale – brani del repertorio swing, brani del repertorio pop rock, qualche originale autografo. Ma qualcosa è cambiato. L’interpretazione di Bublé è meno pulita, più personale. Si sente soprattutto sulla title track – una cover di Van Morrison come quella “Moondance” che gli portò fortuna ai suoi esordi, o come in “You’re nobody until somebody loves you”. In altri momenti, le interpretazioni, come la rivisitazione di “Georgia on my mind”, sono più classiche e cristalline. E, certo, i brani originali, “Haven’t met you yet” e “Hold on” sono all’opposto decisamente più moderni, più pop, almeno nei suoni se non nell’interpretazione.
Però, alla fine, il risultato è che ormai Bublé è una certezza: i suoi dischi non sono mai meno che piacevoli, il repertorio è scelto con cura, la produzione pulita senza essere ruffiana, e lui non si prende troppo sul serio. “Crazy love” non fa eccezione: è il degno album di una bella carriera che va avanti, senza dimenticarsi di guardarsi indietro.

(Gianni Sibilla) .
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