«WE USED TO THINK THE FREEWAY SOUNDED LIKE A RIVER - Richmond Fontaine» la recensione di Rockol

Richmond Fontaine - WE USED TO THINK THE FREEWAY SOUNDED LIKE A RIVER - la recensione

Recensione del 19 ott 2009 a cura di Gianni Sibilla

La recensione

Basterebbe il chilometrico titolo, o la suggestiva copertina, per immaginare il mondo che si cela dietro questo disco. I cantanti in grado di creare una storia, una scena con una sola frase non sono molti. E, in America, sono quelli che tutti conosciamo, e che qualcuno ama: da Bob Dylan a Bruce Springsteen o più recentemente Adam Duritz dei Counting Crows. Nella lista di grandi autori del rock americano – che è chiaramente più lunga dei pochi nomi che ho citato fin qui – bisogna metterci anche Willy Vlautin, leader dei Richmond Fontaine. Non dico “aggiungere”, perché questa band di Portland ha all’attivo una discografia imponente: “We used to think the freeway sounded like a river” è il loro ottavo disco. Vlautin stesso ha una carriera come scrittore, con due romanzi all’attivo e un terzo l’anno prossimo. Con “The motel life” (pubblicato anche in Italia) ha ricevuto un notevole successo di critica. E, come ci ha raccontato nell’intervista pubblicata qualche settimana, la sua scrittura e i suoi personaggi nascono e vivono in parallelo tra pagina scritta e parola cantata. Così questo album è da leggere, per le storie di “loser”, raccontate con una frase soltanto (come nella title track o in “Watch out”) o con tempi più letterari (“The pull”, “Two alone”).
Ma faremmo un torto enorme se parlassimo dei Richmond Fontaine solo sul piano letterario. Perché “We used…” è un gran bel disco anche e soprattutto musicalmente. Più elettrico e più vario dei lavori passati (che sono considerati dei piccoli gioielli di quel genere che viene definito “Alt-country”), ricorda a tratti i Wilco, o i Calexico, con cui dividono il produttore JD Foster: ballate elettriche, dal’andamento irregolare, con aperture strumentali. Solo in alcuni casi si passa al rock più diretto, quasi remmiano (“You can move back here” e “Maybe we were both born blue”), che peraltro riesce loro benissimo.
Insomma, uno dei dischi più belli usciti quest’anno, da non perdere per gli amanti del rock classico americano, anche visto che la band terrà due concerti in Italia questa settimana, il 23 a Villafranca di Verona e il giorno dopo a Ravenna.

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