«DEEPER THAN RAP - Rick Ross» la recensione di Rockol

Rick Ross - DEEPER THAN RAP - la recensione

Recensione del 26 giu 2009

La recensione

Nato nel 1977 nel Mississipi e cresciuto in Florida, Rick Ross viene scoperto a livello musicale da 8 Ball e MJG, due rapper storici del genere South. Alle spalle due dischi, “Port Of Miami” e “Trilla” , il successo lo ottiene con singoli come “Hustlin” e “Push It”. Lo stile Miami è imperante, dalle canzoni sulle donne alle location da brivido per i suoi video.
Rick Ross rappresenta lo stereotipo del rapper ispirato dallo stile di vita dei malavitosi, spacciatori, papponi. Su di lui ultimamente sono girate molte voci: si diceva che fosse stato un secondino, che noleggiasse auto e gioielli per i suoi video, e queste per lo status del rapper in America sono voci pesanti.
Ma noi ci interessiamo del suo nuovo disco e di descrivere le emozioni che suscita. L’album è ricco di collaborazioni ed ha un gusto musicale molto elegante, le produzioni sono pulite, molto melodiche, le batterie non vogliono suonare invadenti ma in linea con il resto degli strumenti, arrangiati benissimo. Lui ha il timbro della voce caldo, rappa in maniera consapevole, chiudendo le rime perfettamente sui rullanti e con quel tono prepotente che lo caratterizza. I bassi sono spesso suonati con dei giri ammiccanti, il suo modo di fare south sembra più pulito, meno tamarro sembra aver tenuto solo gli elementi più belli di questo genere. Vengono usati loop di batteria suonata, campioni di fiati, synth e il tutto suona alla grande. E’ un modo di fare hip hop per niente minimale, le basi sono elaborate. Il suo rap ha una sola chiave di lettura, è quadrato, regolare, non ci sono sbavature, pronuncia e spiccica bene le parole, vuole farsi capire, il suo estro è matematico. Si alternano egregiamente due binari di canzone : una parte più cupa, con personaggi anche underground del panorama hip hop, un’altra con canzoni decisamente più radiofoniche dove compaiono cantanti strafamosi della scena pop e r’n’b. Di conseguenza le atmosfere sono da una parte rilassate, quasi da tramonto e aperitivo, dall’altro assumono tinte quasi dark. I suoi argomenti sono, senza banalità, classici, il concetto di sentirsi ed essere un hustler traspare spesso, la definizione di mafia music, noi italiani la troviamo di pessimo gusto ma c’è ancora gente che ne subisce il fascino di questo mondo descritto da loro in modo fin troppo romanzato. Usano la parola Gucci e mafia con lo stesso peso e in questo ci scade un po’ il ragazzo. Ci sono come abbiamo detto molte collaborazioni, le più interessanti sono sicuramente “Face” con Trina, “May Bach Music Part2” con T-Pain,

TRACKLIST

02. Maybach music part 2
04. Yacht club
05. Usual sospect
09. Murda mami
10. Gun play
11. Boss lady
12. Face
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