«SANTOGOLD - Santigold» la recensione di Rockol

Santigold - SANTOGOLD - la recensione

Recensione del 06 feb 2009 a cura di Giampiero Di Carlo

La recensione

Quando a Santogold venne chiesto per l’ennesima volta come mai nel proprio album di debutto si distanziasse tanto dall’R’n’B, si incazzò di brutto. A lei del rhythm and blues, della black music, non è mai importato nulla; quindi trovava semplicemente razzista che, in quanto afro-americana, ciò fosse considerato singolare. Santogold, al secolo Santi White, possiede invece una formidabile cultura in fatto di pop, con una forte predilezione per gli anni Ottanta, che rilegge attraverso un suono contemporaneo e propone con orecchio e intuito da pro.
SANTOGOLD, uno dei debutti magici del 2008, è l’opera di una ex discografica che, genuinamente, ci ha mostrato dove va la musica all’epoca dell’iPod. E’ un album, questo, in cui gli stili sono come frullati in un minipimer, senza vergogna ma anche senza ammiccare. L’elettronica fa da costante contrappunto ai pezzi, ma non invade, come quel gusto indie rock sempre in sottofondo; e poi, brano dopo brano, l’album prende ad assomigliare ad una compilation di classe.
Santi White ha citato i Devo come la sua maggiore influenza musicale, e ne troviamo tracce forti in “Anne” e “Starstruck” su tutti. Ma Santogold padroneggia il dub, lo ska e il reggae come solo una vera MC - un esempio? “Shove it”. Inoltre, pure ex cantante di una punk band (gli Stiffed), pennella piccole gemme leggere come “I’m a lady” (qui ricorda Pink) e pezzi pop-rock come “You’ll find a way” (Go-Go’s, B-52s). Infine, come a dimostrare che il suo gusto per la musica degli Eighties è realmente a 360°, la migliore ‘new-wave’ riecheggia in “Lights out” e “My Superman” (quest’ultima, a sua detta, ispirata da “Red light” di Siouxsie and the Banshees).
Avrete sentito paragonare Santogold a M.I.A. (forse anche perché ha condiviso con lei collaboratori ‘a la page’ come Diplo e Switch); magari avrete letto che “L. E. S. Artistes” ricorda i New Order di “Blue Monday”; oppure vi avranno raccontato che assomiglia a Erikah Badu ma anche a Yeah Yeah Yeahs; e c’è chi sul suo MySpace ha coniato per la sua musica un’etichetta ad hoc: ‘lesbian techno rap’. Allora…? E’ tutto vero, probabilmente, però il punto di vista è sbagliato, è sbrigativo: non ho l’impressione di ascoltare qualcosa di derivativo, di assemblato, di raccogliticcio, infatti, ma sento originalità. E, se proprio servisse una pietra di paragone per identificare Santogold, non cercherei la similitudine con un’altra artista ma con un personaggio. Sceglierei Grace Jones: come lei nera, appassionata, sensuale ma sintetica, cerebrale e straordinariamente fuori dal rhythm and blues. Così diversa nella musica, così somigliante nel ruolo: eccentricamente all’attacco, all’avanguardia del pop.
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