«GLASVEGAS - Glasvegas» la recensione di Rockol

Glasvegas - GLASVEGAS - la recensione

Recensione del 05 feb 2009 a cura di Gianni Sibilla

La recensione

Dei Glasvegas si parla in giro da qualche tempo: il loro album di esordio è uscito lo scorso autunno, esaltato dalla critica d'oltremanica e finito in diversi referendum di fine anno. Il disco è stato stampato da poco anche negli Stati Uniti e adesso anche in Italia. Insomma, i Glasvegas stanno diventando la "Next big thing".
Non ci stancheremo mai di dire che i giudizi della stampa d'oltremanica sono da prendere con le molle, perché spesso sono più interessati a prendersi il merito della scoperta, che a far scoprire la musica in sé. E per i Glasvegas si sono scomodati nomi importanti come termine di paragone, si tutti Jesus & Mary Chain. Il gruppo scozzese ha in comune con la band dei fratelli Reid la tendenza a costruire muri di suono sotto cui seppellire melodie, quasi una versione rock di Phil Spector.
I Glasvegas devono molto anche quel pop-soul, per melodie di canzoni come "Daddy's gone" - sentitevi i coretti e le armonie vocali. Per una volta, però, la Next Big Thing sembra qualcosa di reale: "Glasvegas" non è solo chiacchiera, ma un gran bel disco, con ottime canzoni costruite bene, soprattutto dal punto di vista sonoro, anche con qualche sfumatura epica che ricorda vagamente gli U2.
Certo, poi non sarà questa band a rivoluzionare la storia; hanno molti difetti: la voce non è granché, la pronuncia è davvero troppo scozzese (sentitevi il recitato di "Stabbed"), e sono comunque molto derivativi. Ma gli elementi che pescano qua e là, i Glasvegas li sanno mescolare bene, con risultati piacevoli e coinvolgenti. Da ascoltare, comunque.

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