«FRIENDLY FIRES - Friendly Fires» la recensione di Rockol

Friendly Fires - FRIENDLY FIRES - la recensione

Recensione del 26 nov 2008 a cura di Ercole Gentile

La recensione

Il disco d’esordio dei Friendly Fires è una di quelle liete sorprese che ogni tanto colgono chi con la musica ci lavora e chi con la musica ha un rapporto speciale di amore e dipendenza.
Dapprima si apprende delle doti di questi tre ragazzi inglesi dell’Hertfordshire dall’NME, dove vengono definiti come un incontro tra Bloc Party e Franz Ferdinand. Pensando a quanti gruppi sono stati lodati dalla rivista britannica ed alla vecchia storia del “Al lupo! Al lupo!” non si dà troppo peso alla notizia. Capita però che un amico musicalmente fidato spifferi nuovamente il nome dei FF e così ci si decida a dargli un ascolto. E si scopre che stavolta “il lupo” c’è davvero!
“Friendly Fires” è uno di quegli album che prende subito, non ha bisogno di tanti giri per arrivare al punto. Si capisce immediatamente che la band di St. Albans vuole farci ballare senza spegnere il cervello, che non si vergogna di guardare al passato per prendere spunti (loro citano apertamente la techno tedesca di casa Kompakt, il DJ di Detroit Carl Craig e Prince) e rielaborare con la freschezza tipica dei ventenni.
I primi due singoli selezionati per il lancio sono un ottimo esempio delle capacità della band: l’opening track “Jump in the pool” è un sognante saliscendi elettronico su un tappeto ondeggiante tra new-wave e tribal-funk, mentre “Paris” si segnala come uno dei brani migliori del lotto, con il suo testo dolce e giovanile (“One day we’re gonna in live in Paris, I promise…and every night we’ll watch the stars, they’ll be out for us”) ed un incontro tra atmosfere teutoniche, pop e indie-rock.
Ma un album non è fatto di due pezzi, bensì (in questo caso) da dieci: ed ecco allora i Talking Heads spuntare prepotentemente in “In the hospital”, atmosfere tipicamente electro-germaniche in “Strobe” e poi le irresistibili, danzereccie e funkeggianti “On board”e “Lovesick”, la veloce “Photobooth” e la romantica (ma allo stesso tempo divertente) “Ex-lover”.
Si dice che i dischi che ti si appiccicano subito addosso sono anche quelli che volano via alla prima folata di vento: solo il tempo ce lo dirà, ma nel frattempo questo anticipo d’inverno possiamo ballarlo e scaldarlo con i “fuochi amici”.

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