«A-SIDES - Soundgarden» la recensione di Rockol

Soundgarden - A-SIDES - la recensione

Recensione del 01 gen 1998

La recensione

I Soundgarden si sciolgono. Di Cornell aspettiamo notizie soliste, ma intanto per fare quattro conti con la storia arriva questo "A-sides", un modo come un altro per dire "il meglio dei Soundgarden". Che il titolo suoni infelice è un’impressione che può essere anche soltanto mia, visto che mi piacerebbe che chi nasce "alternative" lo rimanesse fino alla fine, mentre "lati A" mi fa pensare un po’ a una compilation di singoli che poco si attaglia con un gruppo di Seattle. Anche perché il meglio di sé i Soundgarden non l’hanno certo dato su disco, ma, semmai, dal vivo o nell’immaginario collettivo di chi vedeva e trovava in Chris Cornell il proprio eroe. Ascoltando questa raccolta casomai, mi ha sorpreso non poco la relativa "modestia" del materiale in essa contenuto, nel senso che caratteristica comune di gran parte dei brani è di essere fortemente derivativi di altri generi e di altri gruppi. Che si tratti di Black Sabbath o di Nirvana, di Kiss o di Pearl Jam poco importa: fatto sta che anche nei brani più solidi della loro produzione (leggi "Nothing to say", "Loud Love", "Spoonman" e così via) il gruppo non risalti eccessivamente per originalità. Nessuno mette in dubbio che queste canzoni, dieci anni fa, avessero il loro senso e che i Soundgarden grazie a ciò abbiano potuto vivere anche un po di rendita. Ma di sicuro "A sides" non ha l’originalità monocorde dei Nirvana né lo stile melodico scolpito nella pietra dei Pearl Jam. Pescato il jolly con "Black hole sun", è vero, e con un album, "Superunknown", che ha permesso loro di fare faville, per il resto i Soundgarden di memorabile non lasciano moltissimo, per essere stati uno dei 10 gruppi più incensati del decennio. Qualche buona canzone, grinta e buone intenzioni e una voce ‘uncompromised’ come quella di Chris Cornell che, siamo sicuri, tornerà presto a soddisfare il palato dei suoi vecchi fans. Sciogliersi è stato un bene, tutto sommato, se le ragioni per stare insieme erano (e sono) tutte qui. E poi cosa replicare a un mondo discografico che ti tira fuori la versione cocktail di "Black hole sun"? Non c’è più religione....
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