«HERE I STAND - Usher» la recensione di Rockol

Usher - HERE I STAND - la recensione

Recensione del 13 giu 2008 a cura di Sofia Santori

La recensione

Fino ad ora non era chiaro se Usher fosse un bravo ragazzo, o se stesse soltando recitando la parte.
Ormai ci si pone con diffidenza nei confronti di artisti del genere, ci si domanda quando cadrà la maschera e potremo vedere la loro vera identità. Quando il loro nome comparirà in qualche scandalo a base di soldi e pistole. Quando li vedremo in una fotografia rubata mentre abbracciano la modella del momento in preda all'alcol e chissà che altro.
Invece no, continua ad essere una piacevole sorpresa la vita di Usher: per il suo trentesimo compleanno ha fatto una cosa fuori moda, si è regalato una famiglia.
Attenzione però: non una di quelle famiglie da vip che partecipano ai reality e vendono il primo servizio fotografico del pargolo a milioni di dollari, ma una vera famiglia (apparentemente) normale.
Il pacchetto comprende una moglie (Tameka Foster, di qualche anno più grande con figli a carico, ma il nostro non si è lasciato scoraggiare) del tutto sconosciuta, un figlio al quale ha dato il suo stesso nome (Usher Raymond) e per finire la benedizione di mammà, che è pure stata la sua manager.
Per celebrare questa pioggia di gioia improvvisa, Usher ha realizzato un album, intitolato "Here I stand".
Lo spirito positivo che permea questo lavoro si respira da subito, tant'è che nell' "Intro" che apre il disco il cantante attacca subito con un testo d'amore e una melodia lenta e sensuale, quasi a dire "Dovevo farvelo sapere: io sono felice", e noi per lui.
Ad anticipare la pubblicazione è stato il singolo "Love in this club", secondo brano dell'album, che ci porta sul dancefloor e ci fa dimenticare le atmosfere da camera da letto per un po'.
La canzone è una mid-tempo, ovvero né troppo lenta né troppo veloce, con un testo romantico (ammesso che fare l'amore in un club lo sia), e sonorità volutamente poco eleganti e certamente efficaci.
Insomma, non stiamo parlando di un esempio di r&b raffinato: sarà il contributo di Young Jeezy, sarà la scelta delle sonorità, ma siamo lontani dalla classe che caratterizza i brani successivi.
Questa osservazione non deve però essere considerata una critica: "Love in this club" è una canzone che colpisce il bersaglio e porta una ventata fresca, una bella canzone, insomma, ma se dovete conquistare una ragazza a colpi di galanteria passate alle canzoni successive.
Oltre a Young Jeezy, tra i diciotto brani che compongono il disco si alternano altri ospiti davvero illustri nel mondo della black music: Will.i.am, il tuttofare del momento che sembra aver sostituito Pharrell, si affianca ad Usher in "What's your name".
Anche questa volta, Mr. Black Eyed Peas non sbaglia produzione, il risultato è un brano piacevole con una base ritmata e orecchiabile.
Il Re di New York, Jay-z, concede la sua presenza in "Best thing": la squadra comprende anche Jermaine Dupri, che ha prodotto la base musicale senza dubbio strizzando un occhio ai gusti di Jay-z.
Un po' come in una grande famiglia, qualche brano più in là compare anche la signora Carter (il cognome del neo-marito Jay-z), Beyoncé, che canta la seconda versione di "Love in this club" insieme a Lil Wayne.
Nonostante non sia particolarmente vario, il disco è ben fatto e ricco di piacevoli sorprese, come "This ain't sex", prodotta da Christopher "Tricky" Stewart, a cavallo tra soul e rap.
Infine, per quanto riguarda i testi, possiamo dire che sperimentare la vita di famiglia deve avere fulminato Usher: l'interludio "Prayer for you" dedicato al figlio di pochi mesi (del quale si sentono i vagiti) è un esempio di tenerezza paterna esemplare, e ogni donna vorrebbe sentirsi dedicare canzoni come la bellissima "Something special", in cui Usher dichiara il suo amore sconfinato per la compagna.
Visto che la canzone conclusiva dell'album si intitola "Work for love", speriamo che Usher continui a lavorare per amore con gli stessi risultati di oggi.

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