«APRIL - Sun Kil Moon» la recensione di Rockol

Sun Kil Moon - APRIL - la recensione

Recensione del 02 mag 2008 a cura di Gianni Sibilla

La recensione

Siete di quelli che non sopportano la musica malinconica? Le ballate che qualcuno definirebbe avvolgenti vi fanno solo addormentare? Allora girate alla larga dai Sun Kil Moon.
All'opposto, vi piacciono le canzoni rock, lunghe anzi lunghissime, ma quelle melodiche, non le lunghe e pallose improvvisazioni di certe “jam band”? Allora questo disco fa per voi.
Sono e rimarranno un gruppo di nicchia, i Sun Kil Moon: la musica che fanno non li porterà certo in classifica e neanche in radio. D'altra parte è pura follia pensare che un disco fatto di ballate rock un po' eteree, tra chitarre acustiche ed elettriche, con 6 episodi su 11 che viaggiano tra i 6 e gli 11 minuti, attiri un grande pubblico. Ma il destino di Mark Kozelek è quello di essere un outsider, per scelta: lo fu ai tempi dei Red House Painters – band che qualche critico musicale militante definirebbe “seminale” - lo è stato da solista, e lo in questa nuova incarnazione.
I Sun Kil Moon giungono con “April” al terzo album, il secondo di inediti dopo l'ottimo “Ghosts of the great highway” del 2004. In mezzo, “Tiny cities”, disco di cover interamente dedicato ai Modest Mouse, ennesimo strano tributo di questo strano personaggio che è Kozelek, che in passato ne aveva dedicato album interi a John Denver, e agli Ac/Dc (non proprio gli idoli di un indie-rocker), e reinterpetato tanto Paul Simon quanto i Kiss.
Ad ogni uscita Kozelek si porta dietro i suoi fan storici nel mondo dei media (“April” è stato incensato con largo anticipo tanto da Billboard quanto da Mojo), anche se alla fine la sua musica potrà cambiare nome ma non la sostanza: un delicato intreccio di suoni “root”, dalle chitarre acustiche a quelle elettriche che ricordano il Neil Young, su cui si posa una voce sognante, quasi impalbabile, che ricorda alla lontana Jackson Browne. Ciò che sulla carta puà sembrare noioso su disco è quasi perfetto: anche il brano più lungo, “Tonight the sky” (11 minuti), è di quelli che metteresti in loop per delle ore intere, lasciandoti cullare dai suoni.
“April” è un signor disco come molti altri nella carriera di questo straordinario artista. Astenersi facilmente annoiabili: questa, nel bene e nel male, non è musica per tutti i gusti.

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