«ACCELERATE - R.E.M.» la recensione di Rockol

R.E.M. - ACCELERATE - la recensione

Recensione del 25 mar 2008 a cura di Gianni Sibilla

La recensione

Ecco alcuni luoghi comuni: i R.E.M. tornano al rock. I R.E.M. abbandonano le atmosfere malinconiche degli ultimi anni. I R.E.M. hanno finalmente superato, dopo 11 anni, l’abbandono del batterista Bill Berry. I R.E.M. hanno realizzato il disco che i fan aspettano da anni.
Luoghi comuni, ma tutti veri, per carità: e, se seguite la band, le avrete letti in giro, anche su Rockol. Fa parte del gioco: di “Accelerate” si parla da tempo, da quasi un anno, da quando la band scelse di provare le nuove canzoni dal vivo a Dublino la scorsa estate e, consapevolmente, incitò la circolazione di vari bootleg. Questo disco è stato fatto ascoltare alla stampa e ai fan con largo anticipo e la rete è stata inondata di varie iniziative. Insomma: i R.E.M. avevano bisogno di “riposizionarsi” e di farlo sapere al mondo.
Adesso che si può ascoltare "Accelerate" nella sua forma definitiva, per parlarne bisogna separare due piani: quello del fan e quello dell’ascoltatore “medio”. Partiamo da quest’ultimo: “Accelerate” è un disco secco (34 minuti), basato sulle chitarre elettriche di Peter Buck, che recupera alcuni suoni del passato (gli arpeggi stile folk-rock usati nei primi dischi), rivisitati con un suono rock più pieno e moderno. Un disco, quindi, che ha il piglio della prima fase della band, negli ultimi anni tralasciato a favore di atmosfere più intimiste e ritrovato solo occasionalmente in canzoni come “Imitation of life” o “Bad day”. Un disco con canzoni tra le migliori dell’ultimo periodo della band, sia quando sono veloci, quasi rabbiose (“Living well's the best revenge”, la title track, “Horse to water”, “I’m gonna DJ”), sia quando sono più complesse (la stupenda “Hollow man” che passa da piano a chitarre e viceversa).
Non fraintendiamoci, però: “Accelerate” è tutt’altro che un disco monolitico: è dominato dai brani veloci, ma ha un andamento vario, con belle ballate come “Until the day is done”, mid-tempo come “Mr. Richards” e brani quasi psichedelici come “Sing for the submarine”. E’ vario anche dal punto di vista dei testi, con canzoni meno apertamente politiche che in passato ma comunque molto "cariche": “Mr Richards”, con il suo protagonista indifferente a tutto, sembra una “Ballad of a thin man” contemporanea; “Houston”, dedicata allo scempio di New Orleans fatto dal governo americano; l'ecologista "Until the day is done".
Insomma, un disco completo, che forse potrebbe spiazzare chi ha conosciuto i R.E.M. solo negli ultimi anni o solo con le ballatone, ma che non deluderà gli altri.
Dal punto di vista dei fan, le domande a cui doveva dare risposta questo disco sono altre. Dove vogliono andare i R.E.M.? Dopo anni di concerti torrenziali e rock, sono pronti a riportare quel sound in studio? E, soprattutto, come? Una delle notizie accolte con maggior entusiasmo dai fan era l’arrivo di un nuovo produttore, Jacknife Lee (Editors, U2, Snow Patrol), il cui compito era di far dimenticare un altro irlandese, Pat McCarthy, e riportare la band ai fasti del produttore storico Scott Litt. Lee aveva il compito di “ripulire” il suono un pò ampolloso degli ultimi album, e rielaborare le canzoni provate a Dublino (ne mancano due, tra quelle presentate allora: “On the fly” e “Staring down the barrel of a middle distance”, e se ne sono aggiunte due nuove, “Hollow man” e “Sing for the submarine”).
Operazione riuscita: il suono di “Accelerate” è pulito, essenziale, bilanciato tra le sue varie componenti: la Rickenbacker di Peter Buck, divisa tra arpeggi e riff; il basso e le armonie vocali di Mike Mills, finalmente in bella evidenza; la voce di Stipe, meno cristallina ma più espressiva di qualche anno fa.
Solo il tempo dirà a che punto possiamo collocare “Accelerate” nella discografia dei R.E.M., senza farci prendere troppo dall’entusiasmo e da fastidio per i dischi precedenti che sembra avere contagiato molti ascoltatori (personalmente reputo “Around the sun” un piccolo gioiello, anche se non al pari di “Up”, il più bello del trittico post-Bill Berry).
Ma insomma, tra tutti i luoghi comuni citati in apertura di questa recensione, quello che dice che “Accelerate” è il disco che i fan vorrebbero sentire è il più vero. Ma è anche vero che non è un disco solo per i fan, anzi: è l’album che potrebbe ridare ai R.E.M. il posto che loro spetta nel panorama rock contemporaneo.

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