AMEN

Atlantic (CD)

Voto Rockol: 4.0 / 5
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di Daniela Calvi

Avremmo potuto recensire il disco dei Baustelle dopo un primo ed unico ascolto: parlarvi solo delle canzoni che ci avevano colpito da subito, riportarvi alcune frasi dei testi...
Invece, abbiamo deciso di aspettare almeno qualche giorno, di avere tra le mani “Amen” - il secondo lavoro pubblicato per la Warner e il quarto della loro carriera -, e di assaporarlo per bene, seguendo anche il consiglio che la band scrive all'interno del digipak: "Questo disco va suonato a volume molto alto e, se possibile, non va usato come sottofondo". Ecco fatto.

"Amen" si presenta da subito come un disco meno immediato rispetto ai precedenti, più sostanzioso ed eterogeneo, che quasi non dà fiato.
In quest’ultima fatica in studio della band toscana ce n’è per tutti: ci sono brani introspettivi e sentimentali ("L'aeroplano", con sonorità alla Delta V ed interamente cantata da Rachele Bastreghi, e "L", una canzone d'amore "niente di più, niente di meno" come scrive il Bianconi nelle note del comunicato stampa); ci sono canzoni meno immediate (ma profonde e con testi degni di nota come "La vita va" e "Andarsene così"), e ci sono canzoni indie-pop (niente di più e niente di meno - e questo lo scrivo io - come "Colombo", perfetta come secondo singolo).
Ci sono brani trionfanti ("Il liberismo ha i giorni contati", caratterizzato da un bel crescendo di fiati e archi che negli anni Settanta sarebbe stato scelto di sicuro come sigla di Canzonissima o Mille Luci), e canzoni psichedeliche come "Baudelaire", uno dei pezzi più divertenti a livello di arrangiamenti, dove i cinque secondi iniziali fanno pensare ad un nuovo episodio de "La canzone del parco" o de “Le vacanze dell’83”, brani presenti nel primo disco della band senese, "Sussidiario illustrato della giovinezza". La canzone, poi recupera di originalità e bellezza con suoni tipicamente anni Settanta, prima funky e poi elettronici, come il finale di due minuti dove archi, suoni elettro-dance e ritmi sudamericani vengono mischiati insieme ottenendo un gran risultato.
Non mancano i brani strumentali (la brevissima "E così sia" e la poliziesca "Ethiopia" ricca di basso e percussioni, fiati ed archi), e tracce nascoste in negativo, ovvero prima della prima traccia del cd (“Spaghetti Western”, dove il titolo dice già tutto, e un altro brano strumentale “No steinway” scritta e suonata dal Bianconi e Beatrice Antolini).
Poi. Poi arrivano loro cinque, le punte di diamante del disco, una dopo l'altra: "Antropophagus", dove Francesco descrive in maniera cruda ed ironica ciò che succede tra gli extracomunitari e i senzatetto italiani alla Stazione Centrale a Milano; "Panico!", un geghegè-rock'n roll, con trombe e atmosfere d'altri tempi; "Alfredino", commovente ed emozionante, e non solo perché parla di Alfredo Rampi (vedi News), ma perché la voce di Francesco – diversa, questa volta meno “protagonista” del solito – che parte insieme a quel dolce valzer suonato al pianoforte, tocca il cuore; "Dark room", una canzone con tipici ritmi anni Sessanta dove Rachele è perfetta, quasi come fosse la Patty Pravo del 2008; “L'uomo del secolo”, con un testo, ispirato al nonno di Francesco, nostalgico ma ricco di speranza, con un ritmo incalzante ed un ritornello a due voci in puro stile Baustelle.
Manca qualcosa? Ah certo, "Charlie fa surf", il singolo "maledetto", il brano che la gran parte dei fan dei Baustelle - quelli veramente indie, quelli che li hanno scoperti per primi con il primo disco, ovviamente - non riesce proprio ad accettare perché troppo commerciale e troppo trasmesso in radio e in tv.
Che poi capita di sentirlo davvero per radio, e capita anche – sfido chiunque, o quasi, a non farlo – di canticchiarlo e di farsi coinvolgere. Ci si lascia coinvolgere - e sconvolgere - anche quando lo speaker radiofonico li chiama “Baustell” senza “e” finale per cinque volte, pronunciando il nome della band “alla francese”, e sostiene che siano di Bologna.
Ma mica è colpa del dj: c’è sempre una prima volta per tutto, anche per scoprire Francesco Bianconi e soci. E se questa prima volta, per alcuni, dovesse capitare con il disco “Amen”, sarà una prima volta faticosa ma di certo indimenticabile. Andate in pace.