«YOU LOVE THE STYLES - Styles» la recensione di Rockol

Styles - YOU LOVE THE STYLES - la recensione

Recensione del 14 dic 2007 a cura di Giampiero Di Carlo

La recensione

Dal 2006 The Styles pompano concerti dal vivo e distillano quattro decenni di storia e suono del rock in pillole da circa tre minuti. Ma anche: collezionano ospitate in eventi più grandi di loro (Rock in Idro, apertura per Iggy Pop e Libertines), inseminano media e addetti ai lavori con demo più o meno rough, accumulano fans strato dopo strato in una sorta di lungo ‘warm up’, in un crescendo sfociato in “You love the Styles”, loro album d’esordio.
In uno spettro idealmente compreso tra i Beatles e i Ramones si condensa la loro idea dell’estetica del rock, come se i primi ispirassero loro sia le armonie su cui ruggire sia un gusto pop perfino sfacciato (che si riflette anche nello slogan – oohps! intendevo, il titolo…) ed i secondi – oltre che avere suggerito loro l’idea dei nomi uguali da fratelli di latte – fossero il metro campione sul quale misurare l’attitudine in scena: fondamentali a posto, rumore e volume a sfascio, pezzi brevissimi. In mezzo ai due estremi, ammesso che siano corretti, ci stanno Who, Stooges, Clash, Led Zeppelin e Foo Fighters; ma pure quell’ostentata coerenza di chi considera il rock come intrattenimento sopra a tutto il resto ed è quindi disposto a denudarlo per ricondurlo ai propri valori di base, rischiando anche accuse di superficialità e di plagio, che abbondano in giro. Le prime si riferiscono ai testi (che sono dichiaratamente dei riempitivi, quasi un esercizio di ‘cut and paste’ in lingua inglese), le seconde sono inevitabili per chiunque sia giovane e suoni rock tradizionale nel 2007. Sono fondate? In certi casi dipende dal punto di vista. Il mio è all’insegna dell’ottimismo: la band non cerca né professa l’originalità, ma lavora sodo per la qualità; il gruppo accetta un’operazione d’immagine (quasi una forma primordiale di pop art, tra logo, titolo e falsi nomi), ma la sfoggia senza ipocrisia; infine, e soprattutto, è sempre in giro a suonare, e piuttosto bene.
L’augurio è che The Styles se ne freghino come i punk. “You love the Styles” dura 35 minuti per dodici pezzi (gabba gabba hey!) e probabilmente in Inghilterra ne avrebbero fatto un caso, almeno per un trimestre. E’ un disco divertente, con punte di eccellenza soprattutto nel primo singolo “Glitter hits” e in “Sex Beatles”.

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