«E2 - Eros Ramazzotti» la recensione di Rockol

Eros Ramazzotti - E2 - la recensione

Recensione del 02 nov 2007 a cura di Gianni Sibilla

La recensione

C'è stato un tempo in cui le raccolte e i “best of” erano semplici “taglia e incolla” con l'aggiunta di uno o più inediti. Uno strumento che la discografia usava per raggiungere le masse, per capitalizzare sul repertorio dei propri artisti più famosi. C'è stato un tempo, qualche anno fa, in questa opera aveva un senso tecnologico: nell'epoca di Napster produrre raccolte di Beatles, Elvis eccetera significava rivolgersi ad un pubblico adulto, poco smanettone che non aveva voglia di (ri)scaricarsi le canzoni preferite e masterizzarsele, ma preferiva avere tutto bello e pronto, pagando il giusto prezzo del lavoro della casa discografica e del valore della musica (anche se la si aveva già, sparsa da altre parti).
Oggi i greatest hits hanno saturato il mercato, e così com'erano non hanno più senso, o comunque meno di una volta. E' comprensibile, allora, che Eros Ramazzotti abbia detto che questo “Best” - il secondo della sua carriera – gli sia costato più fatica di un disco di inediti.
Il nostro cantante nazional popolare ha trasformato un obbligo contrattuale in un'opportunità: raccogliere le sue canzoni più famose, 4 inediti aggiungendo un secondo CD di rielaborazioni con una pletora di ospiti. Quasi tutte collaborazioni virtuali, raggiungendo le persone ai quattro angoli del mondo attraverso la rete: diversamente sarebbe stato un lavoro davvero improbo.
Il risultato? Una via di mezzo tra un disco nuovo ed un best, appunto. I quattro inediti rappresentano le diverse facce di Eros, dal latineggiante/movimentato del singolo con Ricky Martin, al melodico tradizionale di “Ci parliamo da grandi” (cofirmata e coprodotta da Guy Chambers, collaboratore storico di Robbie Williams), “Dove si nascondono gli angeli e “Il tempo tra di noi”.
E' il secondo disco quello che riserva più sorprese, e basta vedere la tracklist per rendersene conto. A parte i brani con la London Session Orchestra (tra cui una versione di 12 minuti di “Musica è”: davvero troppi, davvero troppo orchestrata), ci sono remix, duetti e reinvenzioni di diverse canzoni. A qualcuno salterà all'occhio la presenza di Jon Spencer: il campione del noise-rock mette le mani sul campione della melodia italiana, e il risultato di “Taxi story” è divertente, imprevisto. Altrettanto interessante è il duetto con i Chieftains, registrato live a Dublino: un bel mix tra tradizione celtica e italiana.
Si può dire che il pregio di questo lavoro è anche il suo difetto: molta roba (17 canzoni, 80 minuti di musica solo sul secondo CD), alcune cose che funzionano meno di quel che sembra (meglio la chitarra di Steve Vai che quella di Santana, per fare un esempio) e un pò di inevitabile disomogeneità nel risultato complessivo, pur con diverse punte di eccellenza.

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