«JOIN THE PARADE - Marc Cohn» la recensione di Rockol

Marc Cohn - JOIN THE PARADE - la recensione

Recensione del 28 ott 2007 a cura di Gianni Sibilla

La recensione

Ci sono canzoni che non si possono rovinare. “Walking in Memphis” è sopravvissuta persino a Cher, che la rese un hit per la seconda volta dopo la sua prima pubblicazione nel disco eponimo di Marc Cohn (1991). Un piccolo grande capolavoro di cantautorato in stile west coast (anche se lui arrivava dall'Ohio), che ottenne successo di critica e pubblico. Cohn non sopravvisse però a se stesso e a quel successo, e di lì in poi pubblicò in maniera discontinua, tanto che questo “Join the parade” è il primo album di studio in 8 anni. Ci si è messa pure la sfortuna, che ha fatto finire Cohn in mezzo ad una sparatoria nel 2005, alla fine di un suo concerto: uno stop forzato proprio nel periodo in cui si stava rimettendo in pista.
Se vi piace il genere, o se seguivate Cohn, l'attesa è valsa la pena: “Join the parade” riporta Cohn ai livelli dell'esordio, e più in alto dei dignitosi “The rainy season” (1993) e “Burning the daze” (1998). Un disco che ricorda molto le atmosfere di Jackson Browne, con canzoni scritte al piano per una voce calda e avvolgente. Cohn, con il tempo, sembra essersi allontanato dalla California per avvicinarsi a New Orleans, e questo nuovo disco lo dimostra, citando diverse volte il disastro della città della Lousiana, e incoroporando fiati in canzoni come “Dance back from the grave”, che sembra la colonna sonora perfetta di un funerale jazz: parte come un blues parlato per esplodere alla fine.
Quello di Marc Cohn è “letteratura di genere”, nel senso che la sua musica piacerà prevalentemente a chi questo stile lo segue da tempo, e non convertirà nessun altro. Rimane però il fatto che “Join the parade” rimette in pista una delle migliori voci e una delle migliori penne del cantautorato americano, e già solo questo non può che far piacere. Un gran bel disco, da scoprire partendo da “Listening to Levon”: dedicata a Levon Helm della Band, è la continuazione ideale di “Walking in Memphis”, nei suoni e nelle atmosfere. Probabilmente, anzi sicuramente, non otterrà lo stesso successo, ma questo significa anche che non ci sarà nessuna Cher ad appropriarsene, e che la musica di Marc Cohn sarà solo di chi vorrà ascoltarla.

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