«KETTLE WHISTLE - Jane's Addiction» la recensione di Rockol

Jane's Addiction - KETTLE WHISTLE - la recensione

Recensione del 01 gen 1998

La recensione

Chi scrive ricorda con una certa struggente malinconia, sicuramente dovuta al ricordo dell'entusiasmo giovanile che la accompagnò, la diffusione e l'altrettanto rapido dissipamento di un fervore creativo che a partire dalla fine degli anni '80 parve rianimare il rock nello stesso modo in cui il fulmine convogliato dal dr.Frankenstein in strani macchinari si rivelò in grado di ridare la vita a un morto insieme di membra umane. Non c'era nulla di nuovo nel fatto che dalle pagine dei giornali specializzati zampillassero decine di nomi di nuove bands sulle quali i critici si dicevano disposti a giurare; la vera differenza stava nel fatto che finalmente avevano ragione: l'impressione che ci fosse qualcosa di nuovo in giro era consistente. Quando il fenomeno venne inquadrato e inserito in una corrente assolutamente eterogenea denominata "grunge", era già tardi, e i Jane's Addiction erano già alla fine della loro avventura. Nel 1990, poco dopo l'uscita dell'ultimo disco "Ritual de lo habitual", si sciolsero un po' per beghe interne, un po' per l'impossibilità di mantenersi su livelli creativi che creavano aspettative molto alte dal punto di vista musicale. Oggi, però, con candore e sfacciataggine, i Jane's Addiction ritornano, come se niente fosse. C'è Perry Farrell, c'è il batterista Stephen Perkins, cui si deve molto del lavoro di diplomazia necessario a ricucire gli strappi, e molto del materiale registrato e pazientemente archiviato durante gli anni d'oro della band. Il chitarrista Dave Navarro lascia momentaneamente i Red Hot Chili Pepper cui sottrae anche il bassista Flea per sostituire Eric Avery. Quest'ultimo è l'unico a non prendere parte alla reunion, i cui primi risultati sono un tour americano con gli Smashing Pumpkins a fare da spalla (tanto per rendere l'idea della venerazione lollapalooziana che ancora accompagna i JA) e un nuovo disco che è una sorta di celebrazione e nel contempo di prova generale. In "Kettle Whistle" sono contenuti 15 pezzi, tra i quali 4 brani inediti, versioni live, versioni con sovraincisioni di parti nuove e b-sides. Non è un'operazione del tutto inconsueta, ma raramente il risultato è efficace quanto questo disco, che fotografa il potenziale ancora intatto di una band che si fa furba, tra l'altro, delle avventure dei Porno for Pyros di Perry Farrell, come dimostra ad esempio "So what!", uno dei quattro pezzi nuovi. Non vorremmo sembrare preda di quello stesso entusiasmo giovanile di cui sopra, ma la sensazione è che in questo caso il fulmine di Frankenstein abbia funzionato davvero e proprio sui Jane's addiction: la band c'è, è viva e semprecaratterizzata da inventiva musicale al tempo stesso stralunata e aggressiva, con testi "laterali" capaci di passare con impennate improvvise dal cinismo alla scanzonata spensieratezza, dalla ferocia più inconsulta a una solenne tranquillità zen. Non sappiamo se Perry Farrell e Dave Navarro useranno questo "Kettle Whistle" come "Basement tapes" per il futuro della band; quel che è certo è che i brani in esso contenuti (su tutti le versioni live di "Jane says" e "Slow divers", che dànno ragione a quanto dice Henry Rollins, autore della "prefazione" al disco: dal vivo i JA erano una spanna sopra) valgono l'acquisto, tanto per i nostalgici quanto per i giovani che a sedici anni dànno retta ai propri genitori, che gli hanno raccontato che dopo gli anni '70 non c'è più stato niente...

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