«YEAR ZERO - Nine Inch Nails» la recensione di Rockol

Nine Inch Nails - YEAR ZERO - la recensione

Recensione del 17 apr 2007 a cura di Gianni Sibilla

La recensione

Trent Reznor non finirà mai di stupirci. E' un uomo con i suoi tempi, le sue ossessioni. Prima ci mette 5 anni per dare un seguito a quel capolavoro di “The fragile”: nel 2005 arriva così “With teeth”. Poi, da allora, diventa iperproduttivo: un anno e mezzo di tour quasi costante (documentato nel DVD appena uscito “Beside you in time”), e pure un disco nuovo, registrato nelle pause e "On the road".
Ecco così questo “Year zero”, presentato al pubblico con un tour recentemente passato anche in italia, in cui Reznor incitava a rubare i suoi dischi. Anzi, con una mossa di “marketing virale”, a quasi ogni tappa del tour veniva lasciata nei bagni una chiavetta usb con una canzone del disco, da mettere in rete. Risultato: il disco è finito in Internet poco alla volta, creando attesa, ma la versione completa è trapelata solo contemporaneamente alla sua pubblicazione. I Nine Inch Nails si sono fatti beffe dei pirati informatici.
Già, ma il disco? “With teeth” arrivava dopo il successo indiretto avuto con la cover di “Hurt” da parte di Johnny Cash, e con la promessa di canzoni meno cervellotiche e più dirette; una promessa mantenuta solo parzialmente (vedi recensioni). “Year zero” è un passo avanti ed uno indietro. I Nine Inch Nails, da un lato hanno rinunciato a cercare di fare i piacioni, cosa che loro riesce male: “With teeth” era, da questo punto di vista, un po' prevedibile. “Year zero” è invece un disco claustrofobico come solo i NIN sanno esserlo, con la fusione di rock, elettronica e suoni “industriali”. Certo, qualche concessione alla melodia c'è (c'è sempre stata, nei loro dischi), come in “Survivalism”. Ma c'è anche un ritorno a soluzioni estreme, sia sonore che liriche. Dall'altro lato, “Year zero” suona anch'esso prevedibile, ma in un modo diverso da “With teeth”. Insomma, è un disco meno facile, con un tentativo di ricerca sonora maggiore, volutamente urticante.
I Nine Inch Nails rimangono uno dei grandi nomi della musica contemporanea. La sensazione, però, è che il loro punto perfetto di equilibrio tra sperimentazione e accessibilità l'abbiano già trovato tempo addietro, con “The fragile”, e ora non facciano che ondeggiare tra un estremo e l'altro. "Year zero" è pur sempre un buon disco, ma quell'equilibrio proprio non lo trova.

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