«IN TERRITORIO NEMICO - Milva» la recensione di Rockol

Milva - IN TERRITORIO NEMICO - la recensione

Recensione del 15 apr 2007

La recensione

Ecco una bella raccolta di poesie-canzoni interpretate da Milva, che dopo 72 album (!) non ha perso voglia ed entusiasmo, scritte per lei, testo e musica, da Giorgio Faletti – ormai abbiamo capito che non dobbiamo più stupirci di nulla che venga da lui: può anche darsi che decida di entrare in politica (probabilmente lo voterebbero in molti, a prescindere dallo schieramento). Avevamo scritto una recensione serissima di quest’album, ma inopinatamente avevamo dimenticato di inserire l’opzione “salvataggio automatico” nell’antiquata versione di Word di cui disponiamo, e così arrivati a una riga dalla fine, ops! È saltato tutto, e ci siam ritrovati con in mano le prime tre righe e la tracklist, lì in basso, a occhieggiare con aria provocatoria.
Comunque: qui dentro c’è un brano, “The show must go on”, che Milva ha cantato a Sanremo e che è stato, pur senza vincere, molto apprezzato da molte persone. Il tema? Dedicata agli artisti, la canzone invita a coltivare la speranza di riuscire senza renderla illusione, nonostante l’amarezza per gli inevitabili fallimenti. E il resto? Un percorso coerente sia dal punto di vista musicale che da quello lirico: una strada che si dipana attraverso rabbia, sconforto, passione, amore, delusione, ma che non lascia mai il sentiero delle emozioni. “Rovente” è intrisa di sensualità, “La mosca bianca” racconta il rancore per la fine di un amore fallito, “Mio fratello non trova lavoro” è la storia di una rinuncia con sfondo sociale, “Maledetto” è il punto di vista di una donna – di tutte le donne – sul dolore e i sacrifici che si fanno per amore.
Quella di Milva la rossa è una voce teatrale, e non vuole esser altro. Una voce che sale le scale di corsa e ti entra in casa senza bussare, spalancando la porta e strillando a pieni polmoni, per poi mettersi a sussurrare un istante dopo e un momento dopo ancora riprendere, senza ragione apparente, a gridare.
E’ evidente che questo non sia un disco mainstream e che non segua in alcun modo le mode. E’ un disco privo di inutili orpelli, come pochi altri pulito e allo stesso tempo sporco di vita, sporco di Milva. Un disco, abbiamo detto, di emozioni anzitutto. Un lavoro da non sentire come rumore di sottofondo, ma a cui va concessa senza dubbio la dignità di un volume adeguato. Perché, come scrive Faletti nell’intro del booklet, “Scrivere una canzone significa ogni volta cercare di diventare un’altra persona. Una persona che ama, una persona che ride, una persona che soffre, una persona che cade o una persona che volta, una persona che in qualche luogo esiste o che non esiste in nessun luogo. Con la sola e grande soddisfazione dei avere nella bocca e sotto le dita una melodia e delle parole che prima erano perse da qualche parte nell’aria e che adesso sono emozioni pronte per ogni tipo di viaggio. Poi, se se è fortunati, un artista le prende e le porta con sé (…) Infine, se si è molto fortunati, quell’artista è Milva”.
(Ecco, ce l’abbiamo fatta a ri-scrivere una recensione abbastanza lunga. Grazie anche all’aiuto di Faletti, ovviamente)

(Paola Maraone)

Tracklist:
“Canzone della donna che voleva esser marinaio”
“Tre sigarette”
“The show must go on”
“Jacques”
“Cambio d’identità”
“Rovente”
“La mosca bianca”
“Mio fratello non trova lavoro”
“Maledetto”
“Questa notte la luna”
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