«YES, I'M A WITCH - Yoko Ono» la recensione di Rockol

Yoko Ono - YES, I'M A WITCH - la recensione

Recensione del 08 mar 2007

La recensione

Sortilegi da strega: a 74 anni e con un piccolo (anzi, no: grande) aiuto dei suoi amici, Yoko si inventa un disco intrigante e vivace, curioso e assolutamente à la page. C’entra l’alchimia, e un’eredità artistica che in molti (compreso chi scrive) hanno sottovalutato e sminuito. E conta più lo spirito che la presenza “fisica”: di suo, oltre alla partitura delle canzoni (roba antica: fine anni ’60, ’70 e ’80) e a qualche sporadica traccia strumentale, qui sopravvive solo quella famosa vocetta stridula, i rantoli e i miagolii, i sussurri e le grida che ai tempi fecero ammattire, inorridire, imbestialire tanti fan “traditi” dei Beatles e non solo. Recuperata dalle incisioni originali e gettata, col suo soddisfatto beneplacito, nel frullatore da un gruppetto di riot grrrls, dj trendy, hip hoppers, prog e indie rockers invitati a sbizzarrirsi in cucina: autorizzati a remixare a loro piacimento i master multitraccia in omaggio allo spirito free form e anarcoide caro alla giapponese, quasi tutti hanno pensato bene di cucirle addosso abiti nuovi e su misura. Sorpresa: il corpo nudo delle canzoni e persino la voce, quella sua voce atonale e male educata, non sono invecchiati per niente e si dimostrano adatti a tutte le stagioni (sarà per questo che “Yes, I’m a witch” non è il primo album di remix di Yoko Ono e non sarà neppure l’ultimo: una nuova puntata, “Open your box”, è già annunciata per aprile). Al contrario, suonano ultramoderni, super cool, ancora “avanti”, e forse per questo hanno attratto come mosche al miele ammiratori dai quattro punti cardinali del pop. Hanno rivestito, truccato, reso più presentabile la signora Ono, i suoi ospiti, ma non l’hanno snaturata. Sopravvivono il gusto per la provocazione, l’ironia, il tocco di surreale follia e l’amore del rischio tipici del suo “non fare musica”: come nelle “performance” enigmatiche e spiazzanti a cui ci aveva abituati ai tempi della Swingin’ London, e dei “bed in” con l’amato John. La si era mai sentita così dolce, lirica, “musicale” come in questa nuova “Death of Samantha”, che i Porcupine Tree di Steve Wilson avvolgono in una morbida e sognante coperta pinkfloydiana? Credo proprio di no. Ed ecco l’altra sorpresa: c’è un succo melodico da estrarre, sotto la corteccia dura e tagliente della non-musica di Yoko. Ci si prova con bei risultati anche Antony, che di “Toyboat” amplifica l’aria nostalgica e il fanciullesco stupore. Si cimentano i Polyphonic Spree, sempre un po’ caotici e strabordanti, che nel loro costume trasformano “You and I” in un colorato mini-musical. E poi gli Apples In Stereo, che di “Nobody sees me like you do” fanno una scampanellante produzione spectoriana, e l’elegante ambient designer Craig Armstrong. Ci sono tante ragazze, qui, che in Yoko scorgono evidentemente un modello di indipendenza di pensiero e di protofemminismo. Peaches e la sua “Kiss kiss kiss”, filastrocca robotica e glaciale; Cat Power in mood acustico e meditativo, Le Tigre pronte a graffiare “Sisters o sisters”. E poi nomi meno conosciuti ma in sintonia con il progetto: ecco le chitarre surf dei Blow Up, il techno pop degli Sleepy Jackson, i ritmi funk/r&b degli Shitake Monkey (un trio di ex produttori della Sony messisi in proprio), e i Brother Brothers che inondano di rock&roll elettrico la title track “Yes, I’m a witch”: il brano manifesto (“Sì, sono una strega/sono una stronza/me ne frego di quel che dici”), che Hank Shocklee, già collaboratore dei Public Enemy, sottopone ai suoi trattamenti shock-elettronici. Altri guru della musica sintetica, DJ Spooky e Jason Pierce degli Spiritualized, radicalizzano il discorso, e più ancora di loro i visionari (a volte anche troppo…) Flaming Lips di Wayne Coyne: che, preso possesso del reperto più scottante di tutti (il delirio live di “Cambridge 1969”) piegano le urla belluine della Ono e i feedback di Lennon a una loro idea di musica futuribile a metà strada tra Ornette Coleman e i Kraftwerk. Il bello è che funziona, come buona parte di questo disco. Diabolica Yoko, stavolta il trucco le è riuscito: e senza muovere praticamente un dito.


(Alfredo Marziano)

TRACKLIST

01. Witch shocktronica (intro) with Hank Shocklee
02. Kiss kiss kiss with Peaches
03. O’oh with Shitake Monkey
04. Everyman everywoman with Blow Up
05. Sisters o sisters with Le Tigre
06. Death of Samantha with Porcupine Tree
07. Rising with DJ Spooky
08. Nobody sees me like you do with Apples In Stereo
09. Yes, I’m a witch with The Brother Brothers
10. Revelations with Cat Power
11. You and I with Polyphonic Spree
12. Walking on thin ice with Jason Pierce of Spiritualized
13. Toyboat with Antony di Antony and the Johnsons e Hahn Rowe
14. Cambridge 1969/2007 with Flaming Lips
15. I’m moving on with Sleepy Jackson
16. Witch shocktronica (outro) with Hank Shocklee
17. Shiranakatta (I didn’t know) with Craig Armstrong
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