Recensioni / 26 ott 2006

Gianmaria Testa - DA QUESTA PARTE DEL MARE - la recensione

Recensione di Gianni Sibilla
DA QUESTA PARTE DEL MARE
RadioFandango (CD)
In Italia, Gianmaria Testa rischierà di rimanere sempre quello che fa il musicista per caso, nelle pause del suo lavoro di capostazione, e che ha avuto successo in Francia prima che da noi.
Invece, Testa è uno che fa sul serio, e la prova è “Da questa parte del mare”, suo sesto disco. Il lavoro di capostazione non è stato abbandonato ma è stato messo in aspettativa (per paternità), che è un modo per tenere i piedi per terra. Un modo per volare alto, invece, Testa l'ha trovato scegliendo come direttore artistico di questo disco Greg Cohen, un grande musicista storico collaboratore di Tom Waits e DeGregori in Italia. Con questi nomi, Testa ha poco a che vedere, in realtà e anche poco con Fossati e Conte, i due connazionali a cui più spesso è stato accostato in passato. Certo che assomiglia più a Conte che a Michael Jackson, risponderebbe Testa. E questo disco è sicuramente un passo decisivo nell'affermazione della sua identità musicale, per come veleggia bene tra diversi generi: la canzone popolare, il cantautorato, il jazz.
E' un disco attuale, e d'altri tempi, “Da questa parte del mare”. Attuale perché parla di un tema di quelli che si definiscono “scottanti”, ovvero l'immigrazione. Un disco d'altri tempi perchè questo tema pervade tutte le canzoni, fino a fare di “Da questa parte del mare" un concept album. La matrice è spesso quella da cantautore, come “Forse qualcuno domani”, splendida ballata, ma non mancano le soprese, come “Rrock”, con la sua vene elettrica (merito di Bill Frisell, chiamato da Cohen in divese canzoni) che si unisce al suono quasi klezmer del clarinetto. O ancora come “Al mercato di Porta Palazzo”, un omaggio al DeAndré di “Don Raffaé” nella struttura del brano, mentre nelle delle parole è un racconto giocoso di un parto per strada, al mercato torinese preferito dagli immigrati.
Il dono di Testa è di saper raccontare queste storie senza demagogia, certe volte con leggerezza, altre con riflessiva profondità, ma mai senza strafare.
Insomma, “Da questa parte del mare” è un bel lavoro di cantautorato, e magari finalmente ci si accorgerà sul serio di Testa anche in Italia.