«EMPIRE - Kasabian» la recensione di Rockol

Kasabian - EMPIRE - la recensione

Recensione del 10 ott 2006

La recensione

In genere, lo si dice spesso da queste parti, bisogna diffidare dei gruppi troppo pompati dalla stampa inglese, che è maestra nel costruire “mostri” da esaltare prima e distruggere poi, senza troppo criterio musicale.
Bisognerebbe diffidare doppiamente dei Kasabian, allora, che hanno ottenuto l'inconsueto risultato di essere diventati, con il primo disco, dei beniamini sia della stampa musicale sia dei tabloid. Ora questo “Empire” finisce per essere uno dei dischi più attesi in Inghilterra, come da copione.
Bisogna dire che questa diffidenza è difficile da sconfiggere all'ascolto, sopratutto se si pensa che due anni fa i Kasabian vennero definiti "i nuovi Oasis". Con i fratelli Gallagher questa band - che viene da Leicester e deve il proprio nome a Linda Kasabian, la donna che nel 1969 guidò l'auto con la quale fuggirono gli assassini della "famiglia" Manson dopo il noto massacro di Hollywood – ha poco o nulla in comune. Forse alcune cose sì: la pronuncia tipicamente inglese del vocalist, e una tendenza a costruire canzoni epiche. Ma musicalmente, i riferimenti sono di tutt'altro genere: i Kasabian, in queste canzoni, giocano con il rock alternativo, modernizzandolo con arrangiamenti che pescano dall'elettronica: “Apnea” quasi ricorda i Prodigy, mentre “Be my side” è più sfumata, con i suoni sintetici che danni colore alla canzone, giusto per citare un paio di esempi.
Pare di poter dire che la band sembra funzionare di più in brani più dichiaratemente rock, come la title-track o “Shoot the runner”, che costituiscono un bell'1-2 di apertura, in cui l'elettronica fa da contorno e non prende il sopravvento. Ma ciò nonostante il progetto dei Kasabian non convince fino in fondo: la musica e la canzoni sono belle e ben scritte, ma sembrano mancare di freschezza laddove cercano di stupire con effetti speciali.
Insomma, i Kasabian hanno idee da vendere, e si sente: questo non può che far loro onore. Ma forse ogni tanto un po' di semplicità in più non farebbe male. Certo, questo è un giudizio “da italiani”, perché non è difficile capire come un suono di questo genere possa piacere ai modaioli inglesi. “Empire” è comunque un disco da ascoltare, per capire dove va la musica d'oltremanica.

(Gianni Sibilla)

TRACKLIST::
"Empire"
"Shoot the runner"
"Last trip"
"Me plus one"
"Sunrise"
"Apnea"
"Program 88"
"Stuntman"
"Seek and destroy"
"British legion"
"The doberman"
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