«ONE DAY IT WILL PLEASE US TO REMEMBER EVEN THIS - New York Dolls» la recensione di Rockol

New York Dolls - ONE DAY IT WILL PLEASE US TO REMEMBER EVEN THIS - la recensione

Recensione del 21 set 2006 a cura di Gianni Sibilla

La recensione

“Dai un'occhiata al mio bell'aspetto”, proclama - con un calembour intraducibile in italiano – l'ultima canzone di questo disco. Guardando da ignari la copertina di "One day it will please us to remember even this" si potrebbe pensare ad un gruppo di uomini di mezza età che copiano i Motley Crue, con il loro look vetero-hard-rock; e la cosa potrebbe ovviamente suscitare un po' di tristezza. I New York Dolls non sono però una band qualsiai. Quel mix tra machismo e glamour effeminato l'hanno inventato loro, quando erano un nome di punta della scena newyorchese negli anni '70, prima ancora di gente come Patti Smith, Television, Talking Heads. Poi ne hanno passate di tutti i colori, qualcuno ha continuato a fare musica da solo (come David Johansen, reinventandosi crooner con lo pseudonimo di Buster Poindexter). Qualcuno non è riuscito ad uscire dal tunnel degli stravizi e ci ha lasciato le penne. In molti si sono dimenticati di loro, ma non i loro figliocci musicali. E' stato Morrissey, nel 2004 direttore di un festival londinese, a volere la loro reunion. Sfiga ha voluto che poco dopo sia morto un altro dei tre sopravvissuti, Arthur "Killer".
Oggi, a trentadue anni dall'ultimo disco di studio, e dopo un live del 2004, ecco questo "One day it will please us to remember even this", inciso dai soli David Johansen e Sylvain Sylvain, con nuovi musicisti è un po' di amici come Michael Stipe e Iggy Pop.
I tempi sono cambiati, e quel rock che una volta era sfacciato e provocatorio oggi suona come più banale. Insomma, una volta i New York Dolls erano davanti a tutti, oggi sono una band a cui si guarda con nostalgia ed affetto, più che altro.
Non che questo disco sia brutto, anzi. "One day it will please us to remember even this" è un dignitosissisimo disco di rock 'n' roll vecchio stile, che va dal punk di “Gotta get away from Tommy” alla bella “Dancing on the lip of a volcano”, impreziosita dalla presenza di Stipe. E' questo il punto più alto dell'album, un racconto quasi autobiografico di una vita vissuta sul filo del rasoio. Un racconto nostalgico, appunto, come tutto il disco. Inutile aspettarsi fuochi d'artificio dai New York Dolls e la mancanza di gente come Johnny Thunders (scomparso nel 1991) si sente adesso anche nella musica.
Insomma un disco rivolto a chi è cresciuto con quei suoni, con quelle idee, al tempo davvero esplosive. Agli altri, a chi vuole riscoprire un periodo in cui la musica è cambiata per sempre, consigliamo di andarsi a riscoprire i dischi originali, su tutti l'eponimo debutto del 1973.

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