«PASSEGGERI DISTRATTI - Raf» la recensione di Rockol

Raf - PASSEGGERI DISTRATTI - la recensione

Recensione del 11 lug 2006 a cura di Paola Maraone

La recensione

E chi si aspettava rap e politica da Raf? A 46 anni, invece, il cantautore ha scelto questa strada per l'album che segna il passaggio alla nuova casa discografica, la Sony/Bmg, dopo un lunghissimo periodo in Warner. Chiariamolo subito, il suo non è un disco hip hop/di protesta, ma qua e là emergono riferimenti alla guerra e all'attualità, e qualche inciso fra rap vecchia scuola e spoken word.
La doppia svolta è dichiarata fin dalla prima canzone: "Salta più alto" interrompe l'atmosfera disco con una parentesi rap cui forniscono la rima le mine antiuomo, Mururoa, le crisi in borsa e quelle di governo. "Dimentica", il primo singolo, è più classico: pianoforte e chitarra fra Carboni e Coldplay, ampi archi a sottolineare la malinconia della melodia.
Attraversando le 9 tracce (36 minuti e 26 secondi, evviva: finalmente qualcuno che non sbrodola inutilmente) il rap torna fuori, e non è sgradevole – anche se non nuova: cfr. Jovanotti - la commistione tra melodia e parlato. In più Raf è naturalmente dotato, beato lui, di garbo e grazia fuori dal comune, e riesce quasi sempre a dare la giusta intensità  alle cose che canta. Prendete "Il nodo", ad esempio: il pezzo forse più articolato di tutto l'album, con uno splendido testo ("anche quando mi nomini a mente si sente") sui ricordi di un amore finito. Evidente la mano di Pacifico, autore che vive un momento magico, da Re Mida della hit parade che si è trovato con tre dei dischi a cui ha collaborato contemporaneamente in top ten: Bersani, Nannini e, appunto, Raf. Anche "Acqua" è in buon equilibrio tra incisività e dolcezza – unico appunto sui testi, che a tratti frequentano immagini troppo consuete ("Ci si lascia per potersi rimpiangere/ Ci si perde per potersi cercare… E volersi per potersi perdere/ poi aversi per lasciarsi scappare").
Si torna alla strofa rappata anche in "Nati ieri", che risulta però l'episodio più debole di tutto l'album: il ritornello ricorda (un po' troppo) "Il mio nome è mai più" e il valore del testo pacifista è indebolito da luoghi comuni: "Bisognerebbe avere ognuno il suo obiettivo da portare avanti, non per se stessi ma per tutti quanti/ che il ricco sia esempio di altruismo e nobiltà d'animo, che il povero possa vivere con dignità d'essere umano". ("Sono inutili banalità" dice più  avanti, nel testo, lo stesso Raf).
Su "Onde", infine, c'è un'altra collaborazione di rilievo: quella di Max Gazzé, che pur limitandosi a suonare il basso influenza tutto l'andamento della canzone. Il tema? Ancora una volta, il ricordo di una storia d'amore di ieri.


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