«THE RIVER IN REVERSE - Elvis Costello» la recensione di Rockol

Elvis Costello - THE RIVER IN REVERSE - la recensione

Recensione del 31 mag 2006 a cura di Gianni Sibilla

La recensione

La devastazione di New Orleans ad opera dell'uragano Katrina e le successive polemiche sui soccorsi hanno avuto sull'immaginario e sull'identità americana un impatto pari all'11 settembre. Forse anche maggiore, perchè non si è trattato di un attacco esterno, ma di una incapacità interna, che ha minato alle basi la notoriamente alta autostima degli statunitensi.
Questo impatto lo si capisce anche dalla musica, che sta iniziando a raccontare questa tragedia in maniera accorata e polemica, esattamente come dischi come “The rising” o “Riot act” nel 2002 parlavano dell'America post 11/9. Proprio Springsteen deve moltissimo a New Orleans per il suono di “The Seeger sessions” e il suo recente concerto al Jazz Festival è stato epocale. O, ancora, viene in mente la bellissima “Black rain” incisa recentemente da Ben Harper.
Tutto questo per dirvi che questo disco è forse il (primo) punto d'arrivo di questo percorso della musica nelle ferite di New Orleans. “The river in reverse” è uno dei primi album, se non il primo, inciso a New Orleans dopo la tragedia. E' stato concepito da un non-statunitense come Elvis Costello (che però a quella terra ha dedicato alcuni dei momenti migliori della sua produzione, come “King of America” o il più recente “The delivery man”). Ma è stato pensato come un omaggio a New Orleans e ad uno dei musicisti che più la rappresentano, il pianista Allen Toussaint, attivo da oltre 40 anni, una delle leggende locali. Con il sessantottenne Toussaint, Costello aveva già collaborato più volte in passato (per esempio “Spike”, nel 1989).
Questa volta, la collaborazione è "strutturata": il disco esce infatti a doppia firma, un po' come accadde per “Painted from memory”, inciso da Costello con Burt Bacharach. L'operazione è solo in parte simile: “The river in reverse”, a differenza di quell'altro, non contiene solo brani nuovi cofirmati dai due (qua ce ne sono cinque su 13), ma anche rivisitazioni del repertorio storico di Toussaint. Il tutto è prodotto da Joe Henry, suonato dalla band di Costello (gli Imposters: Steve Nieve, Pete Thomas, Davey Faragher), dai Crescent City Horns, arrangiati da Toussaint che ovviamente suona anche tastiere varie e canta.
Il risultato è una delle migliori prove degli ultimi tempi di Costello , che proprio dai tempi di quel “Painted from memory” ha azzeccato qualche buon disco (“The delivery man” su tutti) ma ha anche pubblicato molta roba frutto del suo poliedrico estro e della sua meritata libertà contrattuale, ma tutto sommato era materiale non sempre memorabile.
“The river in reverse” è un disco di solido R 'n' B mediato con la scrittura e la capacità di Costello, in cui si uniscono marcette tipicamente New Orleans come “The sharpest thorn” o brani più funky come “Who's gonna help brother get further?”. Insomma, Costello al suo meglio: mimetico, capace di immedesimarsi e rielaborare un genere musicale come spesso ha fatto nella sua carriera; capace di essere assolutamente riconoscibile, ma anche di mettersi da parte per rendere omaggio ad un grande della musica come Toussaint, ed ad una grande citta martoriata come New Orleans.

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