«BROKEN BOY SOLDIERS - Raconteurs» la recensione di Rockol

Raconteurs - BROKEN BOY SOLDIERS - la recensione

Recensione del 30 mag 2006 a cura di Gianni Sibilla

La recensione

Ok, questo gruppo fa notizia soprattutto perché Jack White fa notizia. Per qualche strano mistero, o per un’attenta strategia, i White Stripes sono diventati uno dei gruppi più di moda degli ultimi anni, con la loro miscela di musica retrò e la loro immagine curatissima. Jack White è un membro ufficiale dello stardom mondiale, che frequenta attori, modelle etc.
Sarebbe un peccato identificare “Broken boy soldier” solo con Jack White. I RAconteurs sono infatti un “side project” di White, ma anche di Brendan Benson e di Jack Lawrence e Patrick Keeler dei Greenhornes, in cui ogni componente ha portato la sua identità e la sua storia. Certo, come in tutti i “supergruppi” (vedi i Loose Fur di Jeff Tweedy e Jim O’Rourke recentemente recensiti) il rischio è quello della sovrapposizione/giustapposizione dei diversi stili dei membri, soprattutto quando questi hanno forti personalità. Ma questo non succede in “Broken boy soldiers”.
Il merito è probabilmente di Benson, apprezzato solista e autore di un paio di dischi sospesi tra rock, power pop e Beatles. Le 10 tracce di questo disco (33 minuti: ogni tanto qualcuno capisce che è meglio non sbrodolare, ma mettere solo la musica che serve/merita) infatti stemperano il suono un po’ spigoloso dei White Stripes con una maggiore attenzione alla melodia, e con ricercatezze sonorE che il gruppo di White evita solitamente come la peste, visto che si è costruito una fama su un blues-rock volutamente sporco. Non fraintendete: canzoni come “Store bought bones” o la title track, con il loro ritmo irregolare e la vena alla Led Zeppelin arrivano da quella scuola, ma Benson (che co-firma tutti i brani) le rende più “vere”, levando quella patina di "vintage" posticcio che spesso appesantisce gli Stripes. In alcuni casi, come nello stupendo singolo “Steady, as she goes”, è la mano Benson a prendere il sopravvento, e si sente.
In sostanza, “Broken boy soldiers” è un disco assai piacevole, che sembra tutt’altro che un divertissment. Se non sapessimo chi ci è coinvolto, sarebbe un ottimo disco di debutto per una band. Sapendo chi ci ha lavorato, si può dire invece che in questo progetto White e Benson hanno portato il loro meglio, dando vita ad un gruppo che promette di essere molto di più di un “side-project”.

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