«BLACK & WHITE NIGHT - Roy Orbison» la recensione di Rockol

Roy Orbison - BLACK & WHITE NIGHT - la recensione

Recensione del 07 mar 2006 a cura di Gianni Sibilla

La recensione

Brutta storia, quella di Roy Orbison, troppo spesso dimenticata; bella (ma tardiva) la ripubblicazione di questo stupendo disco live, per ricordarcela.
Orbison è uno dei fondatori del rock ‘n’ roll: incideva per la Sun Records, girava insieme a Elvis e Johnny Cash nei primi tour che lanciarono il nuovo genere musicale a metà degli anni ’50 (lo si vede rappresentato anche nel bio-pic dedicato a Cash “Walk the line”). Ebbe anche diversi successi, fino a metà degli anni ’60, ma non sfondò mai in maniera duratura: la sua capacità narrativa e la sua scrittura, canzoni come “Only the lonely” (citata da Springsteen in “Thunder road”) “Oh, pretty woman” l’hanno reso un nome di culto tra appassionati e musicisti, ma il suo look meno belloccio dei suoi colleghi non l’ha mai aiutato particolarmente. Risultato: un lungo periodo di oblio e di crisi, che si è tentato di interrompere negli anni ’80, coinvolgendolo nel progetto Travelling Wilburys (supergruppo con George Harrison, Bob Dylan, Tom Petty e Jeff Lynne) e con questo concerto-disco.
Venne definito “comeback concert”: si svolse a Los Angelese nel 1987, e la “backing band” è impressionante: Bruce Springsteen, Tom Waits, Elvis Costello, Jackson Browne e Bonnie Raitt, tra gli altri, sotto la guida di quella vecchia volpe della produzione T Bone Burnett. Non illudetevi, però: nelle 17 canzoni di questo CD quasi non li sentite. Sentite i grandi successi di Orbison, suonati come meglio non si può; ma nessuno, nemmeno uno Springsteen all’apice della fama, cercò di rubare la scena a Orbison, tanto era il rispetto nei suoi confronti.
Orbison fece appena in tempo a preparare un nuovo disco di studio, “Mistery girl”, che però uscì postumo: un infarto lo stroncò nel 1988. Orbison non uscì mai veramente da quell’oblio, e non vide neanche una sua canzone tornare famosa dando il titolo ad uno dei film più famosi degli ultimi 20 anni, “Pretty woman”. Per lui non c’è mai stato quel processo di “santificazione” che per Johnny Cash è iniziato in vita e sta arrivando al culmine ora con il film sulla sua vita. Il personaggio Orbison è più lineare e meno chiaroscuro, si presta meno a letture epiche. Ciò nonostante rimane uno dei più grandi scrittori della musica popolare americana degli ultimi 50 anni.
Ben venga, quindi, la ripubblicazione di questo album che era da tempo introvabile se non in America o in formato digitale: oggi come allora è un disco fresco e piacevole, forse un po’ lezioso, ma con alcune delle più belle pagine della canzone pop americana.

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