«EXTRAORDINARY MACHINE - Fiona Apple» la recensione di Rockol

Fiona Apple - EXTRAORDINARY MACHINE - la recensione

Recensione del 11 nov 2005 a cura di Gianni Sibilla

La recensione

La storia ormai la conoscerete abbondantemente: "Extraordinary machine" era stato registrato nel 2002 da Fiona Apple (reduce da un buon successo di critica con "When the pawn…" del 1999). E’ stato rifiutato dalla sua etichetta (la Sony) a causa dell'assenza di brani “commerciali” o “radiofonici”. Ma, dopo una campagna online dei sostenitori della cantante (portata avanti soprattutto dal sito www.freefiona.com), e dopo che una versione del lavoro era emersa su Internet, la Sony ha pubblicato il disco, che nel frattempo però è stato reinciso con l’apporto di Mike Elizondo, limitando la presenza del produttore originario Jon Brion a due brani,.
Una bella storia. O una brutta storia, a seconda dei punti di vista: brutta artisticamente, perché dimostra ancora una volta la miopia di parte della discografia attuale. Bella perché smerciabile sui media, che prontamente hanno abboccato: ecco un’artista liberata da Internet e dai fan. Un riconoscimento tardivo, ma sempre un riconoscimento.
Probabilmente, senza tutto questo battage “Extraordinary machine” non avrebbe attirato tutta questa attenzione. Non fraintendiamoci: Fiona Apple è brava, bravissima. Scrive belle canzoni, molto particolari, interpretate con una voce unica. Ma questo lo sapevamo già dai dischi precedenti. Anche dopo la nuova versione (un po’ più “pulita” di quella precedente che circolava in rete dalla scorsa estate, e di cui sono rimaste in scaletta due tracce, la prima e l’ultima, quasi ad incorniciare il disco), “Extraordinary machine” rimane un bel disco di cantautorato femminile, con attacchi comprensibili al sistema della musica (su tutte “Please please please”). Ha personalità, Fiona Apple, e non solo nelle battaglie che porta avanti, ma soprattutto nel modo in cui fa musica. Certo è che difficilmente si metterà a scrivere canzoni pop, per cui chi le pubblica i dischi potra scordarsi di ammorbidirla o di trovare canzoni radiofoniche. Il singolo “O sailor” è una ballata abbastanza tradizionale, ma allo stesso tempo inconsueta. Un po’ più classificabile, insomma, ma non troppo.
Tradotto in altre parole: solo una storia come questa, segno dei tempi (un disco che, grazie alla sua comparsa in rete e ai fan, viene pubblicato sul mercato da una casa discografica titubante), può portare Fiona Apple all’attenzione del grande pubblico; attenzione che, peraltro, lei sembra fare di tutto per non cercare. Questo è sicuramente un merito, ma spesso anche un limite, almeno nella musica: ogni tanto, un po’ più di convenzionalità (intesa come senso della melodia e della struttura della canzone) non farebbe male a una dotata di un senso della voce e dell’interpretazione come la Apple. Ma questa è solo l’opinione di chi scrive. Agli ascoltatori il giudizio definitivo.

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