«A TIME TO LOVE - Stevie Wonder» la recensione di Rockol

Stevie Wonder - A TIME TO LOVE - la recensione

Recensione del 31 ott 2005 a cura di Lisa Molinari

La recensione

A un decennio esatto dall’ultimo album di Stevie Wonder – “Conversational peace” del 1995 – esce la nuova fatica del mostro sacro della musica nera. Fatica è il termine adatto, considerando le innumerevoli occasioni durante le quali l’uscita del disco era stata annunciata, e poi semplicemente posticipata. Poi, con un colpo di scena, è arrivata la conferma definitiva della pubblicazione di “A time to love”, in stile assolutamente ipertecnologico: acquistabile in download prima che sul supporto compact disc, l’album segna il debutto del buon vecchio Stevie nell’era di Internet. E se in molti si domandavano quale stile sarebbe riemerso nella carriera dell’artista, prima ancora di aspettarsi un adeguamento alle nuove tecniche di distribuzione in formato digitale, la vera sorpresa è che non emerge uno stile preciso. In questo lavoro non emergono né i pezzi funk e politicamente impegnati che hanno dato voce alle proteste dei neri negli anni ‘60/70, né le innocue ballate R&B con le quali Wonder ha conquistato le masse negli anni successivi, ma un insieme dei due, rinforzati a vicenda e inglobati nel concetto di amore più universale che ci sia, come suggerito dal titolo. “Parliamo di tutte le forme d’amore. L’amore che si ha per un altro, sia il coniuge, un fratello o una sorella o l’intera umanità” chiarisce Wonder stesso, che non ha dimenticato l’impegno sociale dei tempi d’oro: “C’è stato un momento per la guerra, uno per l’incarcerazione, uno per la sofferenza e per la disperazione. Adesso abbiamo più che mai bisogno di un momento per amare”. Una scelta di contenuti che si riflette nel suono: dal groove ricco di sintetizzatori anni ’70 dello scoppiettante singolo “What the fuss”, arricchito della chitarra funky di Prince, alla suadente melodia romantica di “Tell your heart I love you”, con tanto dell’armonica che di Wonder è diventata marchio di fabbrica. E una voce che rappresenta la linea di continuità dell’artista: immortalata nel classico del 1976 “Isn’t she lovely” nei suoi vagiti da neonata, la figlia Aisha Morris appare in questo album come ospite di “How will I know” e si affianca al padre nei cori di “Positivity”. Lontano dall’essere un affare esclusivo di famiglia, la musica di Stevie abbraccia con entusiasmo le nuove generazioni di artisti, con ospiti rappresentativi quali India.Aire, talento del nu-soul che canta nella title track “A time to love”, e Kim Burrell, rivelazione del gospel che dà una nota mistica al pezzo di apertura “If your love can not be moved”.
Nell’insieme, i 15 brani partoriti dall’armoniosa mente di Stevie Wonder sono un capolavoro di maturità, capaci di una semplicità che, invece di apparire banale, riesce ancora ad emozionare e a far riflettere.

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